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14 Aprile 2026
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Il problema abitativo in Italia non è cosa da poco, e per quanto si possa pensare che le misure adottate dal Governo siano poco oculate o insufficienti, pure non si può affermare che non si stia facendo nulla per cercare di risolvere il problema.
Lo scorso maggio, ad esempio, è stato emesso il decreto ministeriale n. 202/2014, divenuto legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 luglio (per i dettagli vedi allegato).
Con questo decreto si istituiva i concetto di “morosità incolpevole”, e con esso il cosiddetto “fondo salva-sfratti”. Vediamo nel dettaglio di che si tratta.
Negli ultimi cinque anni, all’indomani della crisi finanziaria che ancora esita ad abbandonarci, sono stati sentenziati nel nostro Paese ben 332.169 sfratti, di cui oltre 288 mila per “morosità incolpevole”, ovvero per cause indipendenti dalla volontà dell’inquilino che ne hanno minato la capacità di affrontare le spese di affitto.
Tra queste cause, il decreto individua la perdita del lavoro per licenziamento o la riduzione dello stipendio a seguito del taglio dell’orario di lavoro; lo stato di cassa integrazione ordinaria o straordinaria; il non rinnovo di contratti atipici o precari; la cessazione di attività da liberi professionisti per causa di forza maggiore; gravi motivi di salute o morte di un componente familiare indispensabile al bilancio di casa, e ingenti spese sanitarie.
Per coloro che si trovino in queste situazioni, esiste un fondo “salva-sfratti” che per il 2014 ammonta a 20 milioni di euro (altri 20 milioni saranno stanziati per il 2015), destinato ad essere ripartito tra le varie regioni a seconda del fabbisogno degli inquilini morosi.
Questi ultimi, una volta ricevuto lo sfratto per morosità incolpevole o se si trovano nell’impossibilità di versare una cauzione per un nuovo contratto, possono fare domanda al Comune per ottenere fino a 8 mila euro di fondi pubblici da utilizzare per evitare lo sfratto immediato.
Per questo devono dimostrare un indicatore ISEE inferiore ai 25 mila euro o ISE inferiore a 35 mila, e hanno la precedenza a seconda del numero di anni di residenza nell’appartamento e della presenza di ultrasettantenni, di minori o di invalidi oltre il 74% in famiglia, oltre che della zona in cui abitano.
Scarica l’allegato.
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