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6 Agosto 2014

Investimenti ed Expo: Dubai fa già scordare Milano

di Floriana Liuni

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Expo 2015 sta per cominciare, ma Milano, con i suoi cantieri ancora aperti, rappresenta già il passato. La prossima ospite dell'esposizione mondiale è già da tempo ben più avanti del capoluogo lombardo nel prepararsi all'evento.

Parliamo di Dubai, che ha messo in campo circa 43 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture e trasporti (oltre il triplo di quanto messo sul piatto da Milano), per progetti del valore di circa 27 miliardi di dollari nel solo 2014.

Il mercato immobiliare nell'emirato è però da tempo in auge, grazie al turismo che già prima dell'effetto Expo vi si concentrava, e a progetti che fanno letteralmente girare la testa, come la torre rotante, o come la prima città nella città interamente climatizzata, il Mall of the World.

Con prezzi ultimamente scesi a una media di 2-3 mila euro al metro quadro, con punte di oltre 6 mila per le zone di extra lusso, Dubai si prepara a potenziare con oltre 45 mila unità abitative entro l’anno prossimo la propria capacità ricettiva.

E’ inoltre in dirittura d’arrivo la Dubai Healthcare City (Dhcc), la città della salute che ospiterà più di 90 cliniche, due ospedali, oltre 1700 tra personale medico e infermieristico e centri di formazione specialistica, con l’obbiettivo di diventare un polo sanitario mondiale per le esigenze, estetiche e non, dei cittadini di tutto il globo.
 
Roberta Di Siena, avvocato italiano partner di AlOwais & AlMatrooshi Advocates & Legal Consultant, con sede a Dubai, spiega alcuni aspetti dell’investire nell’Emirato.
 
M.I.: Quali sono le aree di investimento a Dubai?

RdS: Ci sono tre zone: nella Jumeirah – ovvero la zona residenziale costiera ricca di ville e hotel extra lusso - possono acquistare solo esponenti dei sei stati del Golfo. La marina è però 'freehold', aperta agli investimenti da parte di tutti.

C’è poi la 'Mainland', con mall e edifici sponsorizzati da grandi compagnie. In questa zona, per avere accesso all’investimento, bisogna avere uno sponsor locale che sia proprietario al 51%.

Nelle Free Zone, invece, l’investitore possiede il 100% delle quote: la preferita dagli italiani è la JLT Free Zone, ricca di grattacieli commerciali e residenziali.

Si spostano a Dubai prevalentemente attività finanziarie e di consulenza, oppure grandi aziende che delocalizzano la propria produzione. Nestlè, Swarovsky, Luxottica, sono degli esempi.

M.I.: Quanto rende investire in immobili in questa zona?

RdS: I rendimenti attesi si attestano intorno al 7/8% annuo, specialmente nel residenziale, fino al 10% se parliamo di metrature piccole, monolocali o con una sola camera da letto. Gli italiani investono soprattutto in residenze al mare, da affittare e sfruttare anche personalmente.
 
M.I.: Quali norme regolano le compravendite?
 
RdS: Dopo il 2008 il settore immobiliare è stato regolamentato con più attenzione, perché spesso si sono verificati episodi spiacevoli di investimenti spariti nel nulla, o di edifici venduti tre o quattro volte ad acquirenti diversi.

Oggi, nel caso in cui l’immobile da acquistare sia già esistente, occorre che il proprietario si registri presso il land department (ovvero il catasto). All’atto di registrazione si paga una fee dal 2 al 4% sul valore della transazione, dopodiché, ci si reca presso l’apposito dipartimento e, seduta stante, al pagamento con assegno circolare del valore della casa, viene rilasciato il titolo di proprietà.

Se invece l’immobile è ancora in stato di progetto, questo va registrato presso il RERA, real estate regulator authority. Viene poi creato un conto vincolato, dedicato a questa transazione, dove depositare gradualmente il pagamento, di pari passo con l’avanzamento dei lavori.

M.I.: Infine, quali tasse devono pagare i residenti a Dubai per la loro casa?

RdS: A parte le spese di registrazione, che ammontano circa a 800 euro, non ci sono imposte come l’Imu o patrimoniali varie. Al massimo, le spese condominiali per il mantenimento di palestre e piscine.
 
 
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