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14 Aprile 2026
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Ha piena ragione Draghi: l'incertezza scoraggia gli investimenti. E nell'assoluta incertezza ci sta precipitando la tanto caldeggiata dall'Europa revisione catastale in atto nel nostro Paese, che per anni terrà in sospeso ogni certezza sul carico fiscale che alla fine graverà sugli immobili.
Nei primi sei mesi del 2014 l’investimento dei privati nell’immobile d’impresa si è ridotto a zero. A confermare le allarmate previsioni di Assoedilizia una fonte autorevole e al di sopra delle parti, Bnp
Paribas Real Estate, nella sua recente ricerca sull’Italia, ricerca che pure registra il ritorno degli investitori stranieri, ma non sul residenziale.
Questo il trend dal 2009, quando era già in atto la crisi del settore: 2009, sul totale degli investimenti, 16% dei privati; 11% nel 2010; 14% nel 2011; 16% nel 2012; 6% nel 2013 e, appunto, il clamoroso 0% nel primo semestre di quest’anno.
Questa la percentuale degli investimenti, fatto 100 il totale, da parte di altri operatori: fondi immobiliari italiani, dal 26% del 2009 al 25% del 2014; fondi aperti stranieri dal 17% al 36%; società immobiliari quotate e reits dal 13% al 6%; società assicurative e fondi pensione inalterata (14%); corporate dall’1% al 17%; banche, settore pubblico, fondi sovrani dal 13% al 2%.
Anche l’immobiliare residenziale, come è ampiamente noto, va male: rispetto al 2006 le compravendite si sono più che dimezzate (da 877.000 compravendite nel 2006 a 407.000 nel 2013) e attorno al 60% di calo denunciano i settori commerciale e terziario.
Alcuni segni di ripresa nel 2014 (più 4% nel residenziale delle grandi città), pur benvenuti perché potrebbero testimoniare un sintomo di miglioramento della recessione, non certamente la ripresa, sono comunque totalmente insufficienti a giustificare una positiva valutazione in termini
di inversione di tendenza.
Al proposito non possiamo non rilevare che il dato relativo alle compravendite della prima casa, che non corrispondono ad acquisti per investimento, bensì rappresentano semplici acquisti per il consumo-utilizzo diretto, non e' un indicatore significativo.
Maggior peso avrebbe, come indicatore, l'acquisto delle seconde case. E qui in Italia si riscontra il totale blocco del mercato. Mentre gli italiani ormai comperano annualmente 45.000 seconde case all'estero: l'equivalente di una città come Pisa.
Cio' significa che gli italiani non si fidano del nostro mercato: delle prospettive fiscali e della possibile incidenza del fisco sulla tenuta dei valori immobiliari.
Nei primi sei mesi del 2014 l’investimento dei privati nell’immobile d’impresa si è ridotto a zero. A confermare le allarmate previsioni di Assoedilizia una fonte autorevole e al di sopra delle parti, Bnp
Paribas Real Estate, nella sua recente ricerca sull’Italia, ricerca che pure registra il ritorno degli investitori stranieri, ma non sul residenziale.
Questo il trend dal 2009, quando era già in atto la crisi del settore: 2009, sul totale degli investimenti, 16% dei privati; 11% nel 2010; 14% nel 2011; 16% nel 2012; 6% nel 2013 e, appunto, il clamoroso 0% nel primo semestre di quest’anno.
Questa la percentuale degli investimenti, fatto 100 il totale, da parte di altri operatori: fondi immobiliari italiani, dal 26% del 2009 al 25% del 2014; fondi aperti stranieri dal 17% al 36%; società immobiliari quotate e reits dal 13% al 6%; società assicurative e fondi pensione inalterata (14%); corporate dall’1% al 17%; banche, settore pubblico, fondi sovrani dal 13% al 2%.
Anche l’immobiliare residenziale, come è ampiamente noto, va male: rispetto al 2006 le compravendite si sono più che dimezzate (da 877.000 compravendite nel 2006 a 407.000 nel 2013) e attorno al 60% di calo denunciano i settori commerciale e terziario.
Alcuni segni di ripresa nel 2014 (più 4% nel residenziale delle grandi città), pur benvenuti perché potrebbero testimoniare un sintomo di miglioramento della recessione, non certamente la ripresa, sono comunque totalmente insufficienti a giustificare una positiva valutazione in termini
di inversione di tendenza.
Al proposito non possiamo non rilevare che il dato relativo alle compravendite della prima casa, che non corrispondono ad acquisti per investimento, bensì rappresentano semplici acquisti per il consumo-utilizzo diretto, non e' un indicatore significativo.
Maggior peso avrebbe, come indicatore, l'acquisto delle seconde case. E qui in Italia si riscontra il totale blocco del mercato. Mentre gli italiani ormai comperano annualmente 45.000 seconde case all'estero: l'equivalente di una città come Pisa.
Cio' significa che gli italiani non si fidano del nostro mercato: delle prospettive fiscali e della possibile incidenza del fisco sulla tenuta dei valori immobiliari.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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