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Il vicepresidente vicario Maurizio Pezzetta è intervenuto in audizione di fronte alla Commissione Ambiente della Camera
"La crisi abitativa italiana oggi non nasce soltanto dalla mancanza di case, ma dalla difficoltà di riportarle sul mercato. In Italia ci sono 5,5-6 milioni di abitazioni potenzialmente recuperabili ai fini abitativi che potrebbero contribuire in modo significativo ad alleviare la pressione abitativa". È il quadro che ha tracciato Maurizio Pezzetta, vicepresidente vicario di FIMAA Italia, nel corso dell'audizione sul Piano Casa che si è tenuta di fronte alla Commissione Ambiente della Camera. Il problema tuttavia è che in questo momento, "locare un immobile viene percepito come un rischio eccessivo, l'offerta si riduce o addirittura il mercato si blocca. La crisi colpisce soprattutto quella che definiamo 'fascia grigia': giovani lavoratori, famiglie monoreddito, studenti fuori sede, giovani coppie e lavoratori in mobilità che non rientrano nell'edilizia pubblica ma che, allo stesso tempo, non riescono più ad accedere serenamente al libero mercato".
Nel corso dell'intervento Pezzetta ha espresso apprezzamento per le misure contenute nel Piano Casa, "che affronta finalmente il tema dell'abitare con un approccio strutturale e non più esclusivamente emergenziale", e ha sottolineato "l'attenzione rivolta al recupero del patrimonio edilizio esistente, alla rigenerazione urbana, alla semplificazione procedurale e al rafforzamento dell'offerta abitativa sociale e convenzionata".
Il vicario di FIMAA ha poi spiegato che le ragioni che spingono i proprietari a lasciare gli immobili vuoti sono essenzialmente tre: la fiscalità elevata, la rigidità contrattuale e la scarsa tutela rispetto al rischio della morosità. Sul piano fiscale, la federazione propone di ridurre l'IMU sugli immobili locati, o permetterne la deducibilità; di valorizzare i contratti a canone concordato; di riconoscere una tutela fiscale nei casi di morosità; e di chiarire definitivamente i casi in cui si può applicare la cedolare secca. Secondo la FIMAA, inoltre, è necessario restituire fiducia ai proprietari degli immobili riconoscendo il contratto di locazione quale titolo esecutivo, in modo che, in caso di grave inadempimento da parte dell'inquilino, possano rientrare più facilmente in possesso dell'appartamento, e creando una banca dati nazionale dei procedimenti di sfratto per morosità, sul modello dei sistemi utilizzati nel credito, come il CRIF. La federazione ha infine chiesto di introdurre una maggiore flessibilità contrattuale, coerente con le trasformazioni del lavoro e della mobilità abitativa, soprattutto delle giovani generazioni.
Per risolvere l'emergenza abitativa occorre intervenire anche su altre criticità. In primo luogo, "è necessario favorire i cambi di destinazione d'uso, soprattutto per immobili direzionali e uffici oggi sottoutilizzati - ha detto Pezzetta. La possibilità di trasformare tali immobili in abitazioni rappresenta una leva concreta per ampliare l'offerta senza consumare nuovo suolo, valorizzando il patrimonio esistente e accompagnando le trasformazioni economiche e sociali in corso. Inoltre, occorre favorire l'accesso alla prima casa e, sotto questo profilo, "la restrizione del Fondo Prima Casa introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L.207/2024, art. 1, comma 115) alle sole categorie prioritarie sta escludendo una vasta parte della popolazione che, pur non essendo in condizione di disagio estremo, non riesce ad accedere al credito senza garanzia pubblica. Senza un mercato della locazione sicuro, equilibrato, sostenibile, nessuna politica abitativa potrà essere davvero efficace", ha concluso il vicepresidente vicario di FIMAA Italia.
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