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14 Aprile 2026
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“Nella impostazione della riforma catastale, la cui delega al Governo è all'esame delle Camere, sono presenti alcune gravi criticità”.
Così, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici sulla riforma del Catasto.
Per Colombo Clerici c’è il rischio che la parametrazione ai valori di mercato, dai quali si ricavi una redditività presunta sulla base di percentuali fissate dallo Stato, porti a basi imponibili superiori addirittura ai valori di mercato: “con conseguenti effetti espropriativi, incostituzionali e sanzionabili anche dalla giustizia europea”.
Il fatto che la promessa invarianza della pressione fiscale, riferita al gettito complessivo delle imposte ( dirette ed indirette ), ma anche al gettito delle singole imposte, non può “certamente preservare le singole categorie di contribuenti da pesantissimi rincari della tassazione anche ultra vires”.
La riforma catastale varata dal Governo si innesta, secondo il presidente di assoedilizia su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo, viene tassato un reddito presunto correlato al valore catastale ) poggiante peraltro su aliquote dilatate, perché calibrate su basi imponibili notoriamente ( anche il legislatore tributario lo sa ) inferiori ai valori di mercato.
“La sua attuazione in tali condizioni - afferma porterebbe a un carico tributario da vera e propria espropriazione : tanto da indurre qualcuno addirittura a promettere che, una volta entrata in vigore la riforma, saranno abbassate le aliquote delle diverse imposte.
La parametrazione delle rendite catastali al valore dell'immobile (desunto dai prezzi delle compravendite) piuttosto che alla sua redditività, è meno idonea a realizzare la corretta valutazione del valore imponibile del cespite immobiliare ai fini impositivi ciò in quanto sulla determinazione del valore incidono molti più fattori di quanti ne ricorrano nella valutazione della redditività.
Se dobbiamo tassare i redditi occorre riferirci alla redditività e non ai valori”.
Analogamente, il procedimento in esame non permette di tener conto di tutte le condizioni soggettive in cui versa l'immobile all'atto della imposizione tributaria.
“La presenza ad esempio di un rapporto di locazione – afferma - produce una sensibile riduzione del prezzo di vendita dell'immobile della quale ovviamente non si tien conto.
Né varrebbe replicare che solitamente si procede alla liberazione dell'immobile prima di venderlo: questo vale in un momento economico che presenti una certa stabilità, non in un periodo di crisi economica e di emergenza, qual è l'attuale, in cui i contribuenti possono trovarsi necessitati a monetizzare l'investimento immobiliare dall'oggi al domani.
Pagare dunque le imposte su un valore teorico sembra eccessivo e iniquo”.
Un altro rischio probabile è che l'attuazione in pratica della revisione catastale conseguente alla riforma, affidata all'efficienza della collaborazione fra Comuni e Agenzie del Territorio, avvenga a macchia di leopardo, ove meglio ed ove peggio, e quindi la riforma stessa si riduca ad essere, più che un sistema di perequazione, un meccanismo di amplificazione delle sperequazioni esistenti; impedendo di conseguenza la promessa riduzione delle aliquote per i contribuenti regolari.
Da non sottovalutare per Colombo Clerici gli effetti deleteri dell'aumento dei valori imponibili di tutte le imposte sui trasferimenti che, “come primo effetto, avra' quello di far saltare il sistema di franchigia dell'imposta di successione”.
“Infine - conclude - non c’è corrispondenza tra i criteri di determinazione dei valori immobiliari assunti dagli uffici del Catasto e quelli che ricorrono nella valutazioni degli operatori privati: si consideri ad esempio tutto il campo delle superfici accessorie, in cui siamo in presenza di una diffusa variegazione di criteri valutativi”.
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