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5 Giugno 2014

Riforma Catasto: rischio stangata dietro l'angolo

di Guglielmo Notari

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Il via ufficiale alla riforma del Catasto è confermato per giugno.

 

Lo ha dichiarato il viceministro all'Economia, Luigi Casero, ribadendo che il governo sta ultimando il decreto sulle commissione censuarie.

 

Entro l'anno di attuazione della delega – ha assicurato Casero - faremo gli altri decreti che porteranno un catasto che finalmente è valutato in metri quadri e non in vani, dei valori reali delle abitazioni più simili e più equi e un confronto dei dati organico tra quelli posseduti dai comuni e quelli posseduti dall'Agenzia delle entrate in modo tale da eliminare completamente il tema delle case fantasma”.

 

Affinché la riforma vada a regime servirà però altro tempo: “un anno o due dall'entrata in vigore dei decreti”, ha spiegato il viceministro.

 

Se tutto andrà bene, quindi, il nuovo Catasto sarà funzionante tra tre anni circa.

 

Più probabile che ne serva qualcuno in più.

 

Le intenzioni della riforma sono ottime – assicurare una tassazione sulle abitazioni adeguata alla realtà contemporanea, ai reali valori delle case e quindi più equa – ma il rischio stangata è dietro l'angolo.

 

In ballo ci sono 62 milioni di immobili che, allo stato attuale, sono valutati circa 36 miliardi di euro.

 

Mica robetta...

 

E il metodo individuato per attualizzare i valori di questo po' po' di patrimonio è l'utilizzo di un algoritmo (una formula matematica) che metterà in relazione tutte le caratteristiche dell’immobile, dal valore di mercato per dimensione e caratteristiche alla posizione, ricavandone poi la rendita catastale su cui applicare le aliquote delle imposte immobiliari.

 

L'esperienza più recente dell'utilizzo di una formula del genere risale all'introduzione dell'Imu da parte del governo Monti, e non depone a favore del metodo.

 

In alcuni casi, infatti, per effetto dei meccanismi matematici l'Imu è risultata fino a 160 volte più salata della precedente Ici.

 

Un ulteriore aumento dell'imposizione sugli immobili sarebbe però deleterio, non solo per il real estate, ma per l'intera economia nazionale.

 

La Corte dei Conti nel rapporto 2014 sulla finanza pubblica lo ha denunciato apertamente: "il sistema tributario italiano è caratterizzato da un livello di prelievo eccessivo e maldistribuito", ha scritto la magistratura contabile che calcola come nel 2013 la pressione fiscale in Italia fosse al 43,8% del Pil, quasi 3 punti in più rispetto al 2000 e 4 rispetto alla media Ue.

 

E nel 2013 ancora non c'era la Tasi.

 

Un ultimo aspetto lasciato per ora sullo sfondo riguarda infine quelle città, come Roma per esempio, che già hanno proceduto a una parziale rivalutazione degli estimi catastali.

 

Se e come ciò verrà considerato ancora non si sa.

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