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12 Maggio 2026
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Iniziato a circolare come indiscrezione a ridosso dei ponti post-pasquali, il primo decreto attuativo della delega fiscale dovrebbe essere messo nero su bianco e passare all'esame delle commissioni competenti di Camera e Senato per essere approvato nel giro di un paio di settimane.
L'oggetto della delega fiscale che più degli altri è sotto i riflettori di media e contribuenti è la riforma del Catasto.
Ed è comprensibile.
Di riforma del Catasto si parla dall'approvazione della Costituzione repubblicana, ma sino a oggi si è tirato a campare confermando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che in Italia non c'è nulla di più definitivo del provvisorio.
Inoltre le conseguenze di questa riforma riguarderanno direttamente il 67,2% delle famiglie italiane, proprietarie dell'abitazione in cui vivono, e tutti i proprietari degli oltre 63 milioni di case censite sul territorio italiano, che verranno coinvolti in quanto contribuenti.
Il decreto attuativo, nello specifico, riguarderà la costituzione delle commissioni censuarie.
Di cosa si tratta?
Si tratta di organismi - originariamente istituiti nel 1886, qualche anno dopo l'Unità d'Italia - cui spetterà il compito di censire, per l'appunto, il patrimonio immobiliare sul territorio, attribuendone valore sulla base dei metri quadrati e, di conseguenza, determinando sulla base delle leggi l'imposizione fiscale.
Da tempo (almeno dalla reintroduzione della patrimoniale sulla casa a opera del governo Monti) si parla di un algoritmo allo studio degli esperti del ministero dell'Economia per traghettare i valori catastali attuali a quelli nuovi, ispirati cioè ai prezzi di mercato, senza provocare disastri.
Fondamentalmente spalmando la rivalutazione e la parallela variazione della rendita catastale su più anni; secondo indiscrezioni sarebbero cinque.
Un passaggio immediato dal valore per vani iscritto sui registri a quello di mercato calcolato sui metri quadrati potrebbe provocare aumenti esponenziali del valore di alcune abitazioni, con conseguenze proporzionali sulle rendite catastali e, quindi, sulle imposte.
Trovare la giusta alchimia per giungere all'algoritmo migliore, tenendo conto di tutte le variabili del caso, sarà quindi il primo e principale compito dei censori membri delle commissioni.
E' passato sotto traccia, invece, il fatto che le 107 commissioni censuarie previste, e teoricamente in vigore, siano organizzate a livello provinciale.
Vista la recente riforma e le promesse del premier Matteo Renzi che, dopo avere abolito la funzione politica delle province, ha promesso anche una bella sforbiciata delle funzioni amministrative e burocratiche, sarebbe quantomeno contraddittorio che le commissioni censuarie restassero organizzate sul modello attuale.
Ad attribuirsi la competenza, al momento, sono soprattutto i comuni.
L'Anci avoca a se tale compito sul presupposto che la vicinanza e la conoscenza del territorio, che solo i sindaci possono avere, siano l'unica garanzia di equità ed efficienza della riforma.
Ma i primi cittadini dovranno riuscire a “battere la concorrenza” dell'Agenzia delle entrate, che già si occupa di Catasto, avendo ereditato le direzioni regionali e gli uffici provinciali dalla fusione con l'Agenzia de territorio.
E' dato invece ormai per scontato che le commissioni verranno allargate, con l'ingresso di tecnici, docenti, esperti di statistica ed econometria, nonché rappresentanti delle Entrate, degli enti locali e della magistratura.
Lo scopo sarebbe quello di garantire la maggiore equità possibile, e non soltanto il raggiungimento di determinati budget per l'erario.
Purché non si trasformi in un poltronificio.
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