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Sembrava tutto pronto per dare mettere un tassello fondamentale nella gestione degli estimi degli immobili, alla base della attesissima riforma del Catasto.
E invece, a mettere il bastone tra le ruote è stato il principio cardine della riforma del Catasto: ovvero, l'invarianza del gettito fiscale (niente tasse in più sugli immobili, già massacrati dal Fisco).
Che l'invarianza fosse un principio impossibile da rispettare a queste condizioni se ne erano accorti un po' tutti nella filiera dell'immobiliare e da parecchio tempo, ma le simulazioni, numeri alla mano, fatte dall'Agenzia delle entrate devono aver spaventato parecchio il Governo Renzi.
Era infatti previsto per oggi l'inizio della discussione per approvare il secondo decreto attuativo della delega fiscale in tema di fisco e immobili, che invece non arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri perché tolto dall'ordine del giorno.
Così a pochi giorni dalla scadenza della delega (che sarebbe scattata martedì 27 giugno), la riforma subisce una battuta d'arresto sostanziale: dalle prime indiscrezioni, sembra che se ne riparlerà in settembre.
Ma lo scoglio da superare non è di quelli facili: secondo i primi calcoli - elaborati dalla Uil-Servizio politiche territoriali in base ad un possibile algoritmo messo a punto dalle Entrate - i valori catastali ottenuti applicando le nuova formule schizzano verso l'alto un po' ovunque, sia in centro che in periferia.
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