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12 Luglio 2017

Torna lo spettro della patrimoniale sugli immobili

di Luigi Dell'Olio, Monitorimmobiliare

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Il braccio di ferro tra Matteo Renzi e alcuni esponenti europei porta con sé un convitato di pietra. L’ipotesi/rischio di una nuova patrimoniale, che a avrebbe un impatto dirompente sul nostro Paese, proprio ora che comincia a dare, e rallentare la ripresa economica.

Più deficit per più crescita

Nel libro appena dato alle stampe il leader del Pd indica tra le ricette per rilanciare il Paese (e quindi come tema forte della prossima campagna elettorale in partenza in autunno, per trascinarsi fino alle legislative di primavera) la necessità di forzare le regole europee sull’austerità. “La mia proposta è di superare il Fiscal Compact e tornare ai parametri di Maastricht con il deficit al 2,9%”, scrive Renzi. Una mossa che offrirebbe margini per 30 miliardi di euro, “con i quali potremmo allargare la platea degli 80 euro o introdurre l’assegno universale per i figli. Intervenire sui figli, sul costo del lavoro, abbassare le tasse”. Se le reazioni in patria erano scontate, sia dalla destra sia dalla sinistra, nonché da parte di chi nella minoranza del Pd ambisce a prendere il suo posto, hanno in parte sorpreso le parole arrivate dall’Europa. Non tanto per i contenuti (scontati), ma per i toni.

Una per tutti, la risposta del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale stare al 2,9% del deficit per cinque anni “sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa Unione monetaria ci si sta insieme”.

La posta in gioco

Al di là delle legittime preoccupazioni europee verso un Paese che non ha mai dato prova di grande attenzione ai conti, una chiusura così netta lascia immaginare un pressing crescente nei prossimi mesi per far approvare dall’Italia nuove misure all’insegna dell’austherity. Occorre spostare il peso del Fisco dai redditi ai patrimoni, è la ricetta più volte ribadita dal Fondo monetario internazionale. Con l’Ue a fare da cassa di risonanza nel sottolineare che occorre dare una sforbiciata all’enorme debito pubblico nazionale “aumentando l’Imu sulle classi più agiate”.

Di fronte alla necessità di reperire nuove risorse per scongiurare l’aumento dell’Iva e finanziare la crescita, la ricetta delle istituzioni internazionale consiste dunque nel penalizzare ulteriormente il comparto immobiliare. Che poi una voce fondamentale del Pil nazionale, con il suo 18% a considerare anche l’indotto.

Certo è che, senza una soluzione condivisa con l'Europa, l'aumento della tassazione sull'immobiliare (l'ennesimo) rischia davvero di essere la soluzione di più facile utilizzo.

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