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14 Aprile 2026
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Un tempo Confindustria rappresentava tutte le aziende italiane. Un tempo, perché ora è bersagliata costantemente anche dalla politica e abbandonata dalle imprese più importanti. Matteo Salvini, solo due giorni fa ha sentenziato: "Confindustria oggi, forse, rappresenta solo il 10% delle aziende italiane”. Un’affermazione pesante, ma poca cosa rispetto alla decisione di Luxottica, di soio due mesi fa, di abbandonare l’associazione di viale dell’Astronomia, o della notizia fresca di stampa che anche il Gruppo Marcegaglia lascia l’associazione. Eppure Emma ne è stata presidente dal 2008 al 2012.
"Dopo molti anni di partecipazione attiva in Federacciai sin dalla sua fondazione nel 1988 - scrive Antonio Marcegaglia, presidente e ad del gruppo di famiglia, nella lettera di dimissioni da socio della Federacciai, la federazione che riunisce le imprese dell'acciaio italiane - la scelta di uscire è certamente molto sofferta e dolorosa, sia a livello personale che aziendale, vista la cultura fortemente associativa della nostra famiglia, che per i pluriennali rapporti personali coltivati".
Una scelta che nasce, a quanto risulta, da un dissenso all'interno di Federacciai sull'applicazione delle cosiddette "clausole di salvaguardia" in risposta al protezionismo di Trump, non da un problema con Confindustria in senso stretto. Infatti è lo stesso Marcegaglia che nella sua lettera ci tiene a precisare che l'uscita dall'associazione di categoria "nulla ha a che fare con il prezioso lavoro di Confindustria nazionale e con la linea del presidente Vincenzo Boccia che continueremo a sostenere con forza e convinzione, confermando la partecipazione delle aziende del gruppo in tutte le sedi territoriali".
Per ricucire, il presidente uscente di Federacciai Antonio Gozzi, invierà una lettera di risposta a Marcegaglia, consapevole però che "è una partita in salita, molto difficile, per lo spessore degli interessi in gioco".
Si tratta, dunque, dell'ennesimo strappo nel sistema confindustriale che ha cominciato a scricchiolare già nel 2011 con la decisione, che fece molto più rumore, della Fiat di Sergio Marchionne, di abbandonare l'associazione delle imprese. Curiosi capricci della storia: Emma Marcegaglia, all'epoca presidente di Confindustria, disse che non condivideva le ragioni del divorzio della famiglia Agnelli da quello che allora veniva ancora considerato un tempio inviolabile del potere industriale italiano. Oggi, invece, tocca proprio a lei (presidente dell'Eni, ndr) da azionista dell'azienda siderurgica di famiglia girare le spalle ad una confederazione che stenta a rappresentare, in questa fase, gli opposti interessi degli associati.
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