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29 Dicembre 2014

Altro che ripresa, per i notai il mercato delle case va a zig zag

di Cristina Giua

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Sui prezzi delle case siamo tutti d'accordo: continueranno a scendere ancora nel 2015, anche se ad un ritmo più contenuto rispetto a quanto visto negli ultimi tre-quattro anni.

Lì lo tsunami è già passato e i proprietari che vogliono vendere se ne devono fare una ragione.

Più incerta invece la partita sul fronte dei volumi delle compravendite.

Da quegli stessi volumi di scambi che garantiscono la sopravvivenza della filiera del mattone (dalle imprese costruttrici di prodotto residenziale, fino alle agenzie che mediano immobili o mediano i mutui) arrivano infatti elementi contrastanti.

Da una parte c'è l'Agenzia delle Entrate che segnala, primo semstre 2014 su primo semestre 2013, aumenti delle vendite in molte parti del Paese.

Dato positivo, certo di rimbalzo più che di crescita, ma che arriva dopo anni di caduta libera.

Ora però arriva la doccia fredda dei dati diffusi dall'Istat sui rogiti dei notai sul secondo trimestre dell'anno.

Un passo avanti e uno indietro, in pratica.

Dopo la leggera ripresa del mercato immobiliare nel trimestre precedente – stiamo quindi parlando dei primi tre mesi dell'anno, da gennaio a marzo 2014 a confronto con pari periodo dell'anno precedente, “le convenzioni notarili di compravendite di unità immobiliari – scrive l'Istat - sia ad uso residenziale sia ad uso commerciale, tornano a registrare valori negativi.

Il calo tendenziale è pari al 3,1% per le convenzioni notarili relative a trasferimenti di proprietà nel complesso del settore immobiliare; la stessa variazione negativa si registra per i passaggi di immobili ad uso abitazione mentre i trasferimenti di unità immobiliari a uso economico si riducono del 3,2%”.

Questo in totale il resoconto del secondo trimestre 2014: 151.994 gli atti firmati davanti al notaio per trasferimenti di proprietà di unità immobiliari.

Il 93,3% riguarda trasferimenti di proprietà di immobili ad uso abitativo ed accessori (141.833), il 6% unità immobiliari ad uso economico (9.126) e lo 0,7% (1.035) unità immobiliari ad uso speciale e multiproprietà.

Da notare anche che nessuna macro-area del Paese chiude con un segno più: “Nel comparto dell’immobiliare ad uso residenziale - segnala il dossier - le variazioni negative si registrano in tutte le ripartizioni geografiche, con valori sotto la media nazionale nelle Isole (-9,7%) e al Sud (-5,4%), ma sopra la media nazionale nel Nord-Ovest (-2,6%) e al Centro (-1,7%)".

Confermato, invece, il trend positivo nello stesso periodo sul fronte dei mutui - dove però sono le surroghe e le sostituzioni a fare da massa d'urto, non i nuovi finanziameti - che in questo senso concorda con le altre fonti dati, istituzionali e non: dopo il black out del 2013, “le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare - aggiunge ancora l'istituto statistico - hanno subito una crescita del 5,1%”.

Scarica report completo in allegato

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