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17 Aprile 2026
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Tra banche che fanno gli agenti immobiliari e avvocati che potranno fare i notai, non si può dire che al mercato immobiliare italiano in questa fase manchi una certa propensione allo scambio di ruoli.
Oppure – più realisticamente – che il mercato è alle corde e cerca nuove strade, tra cambiamento che permette di sopravvivere e immobilismo che uccide.
Sulla questione degli agenti in filiale siamo stati tra i primi a scrivere: oggi si aggiunge la notizia di un accordo di collaborazione tra Cassa di risparmio di Bolzano e il gruppo Gabetti (con le tre reti di agenzie immobiliari Gabetti, Grimaldi, Professionecasa) sul territorio dell'Alto Adige.
Anche più delicata e complessa la questione contenuta nel disegno di legge sulla Concorrenza, che ha ottenuto l'ok del Consiglio dei ministri lo scorso 20 febbraio.
Al centro della questione c'è l’articolo 29 del provvedimento che, se dovesse passare a decreto in nella formula attuale, consentirà anche agli avvocati - e non più soltanto ai notai - di autenticare gli atti e le dichiarazioni di cessione o donazione di immobili.
A due condizioni: l'intervento degli avvocati potrà riguardare solo immobili ad uso non abitativo e di valore catastale fino a 100mila euro.
Sarebbe insomma un cambiamento di quelli epocali, non tanto per la fetta di mercato a cui i legali avrebbero accesso – francamente piuttosto modesta e limitata - quanto perché aprirebbe un precedente, una sorta di varco per altre categorie professionali, fino a oggi escluse.
I notai lo hanno capito al volo e sul ddl Concorrenza si stanno muovendo compatti.
Se la ratio della norma è infatti liberalizzare il settore e consentire l'accesso ad altre categorie professionali, il rischio – reale ed effettivo - è che controlli meno qualificati rappresentino una mina vagante per la certezza del diritto.
Per questo il Notariato, organo di rappresentanza della categoria, ha già chiesto un incontro per discutere la questione con il ministro delle Giustizia, insistendo non solo sulla certezza del diritto ma anche sugli effetti distorsivi della norma sulla concorrenza, in grado di alterare il mercato e creare condizioni di svantaggio competitivo in danno dell’utenza.
La partita è aperta: la palla passa ora al Governo e si combatterà - c'è da aspettarselo - a suon di lobby.
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