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23 Aprile 2026
Gli stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese sono più di cinque milioni, con una percentuale sul totale della popolazione in linea con il resto d’Europa. A questi vanno aggiunti circa 70mila studenti universitari, il cui numero è raddoppiato in dieci anni.
I nuovi arrivi dal resto del mondo hanno messo in evidenza la questione dell’accesso alla casa, rispetto alla quale la condizione media degli stranieri fatica ad uscire dalla precarietà, specie nelle grandi città.
Questi sono alcuni degli aspetti emersi oggi nel corso del convegno "I nuovi italiani – Casa, lavoro, cultura per l'integrazione" organizzato da Sidief e Banca d'Italia.
La presenza straniera si concentra nelle città più grandi. A fronte di una media nazionale di stranieri residenti sul totale pari all’8,3% a Milano tale quota si attesta al 19%, a Torino e Bologna è sopra al 15%, a Roma e Venezia attorno al 13%. Il tema abitativo assume aspetti problematici per gli immigrati.
Il 64,7 per cento dei lavoratori immigrati vive in affitto, mentre tra gli studenti stranieri la percentuale sale oltre il 93 per cento, con un’alta percentuale di sovraffollamento. L’8,9 per cento abita presso il luogo di lavoro e il 7,3 per cento presso parenti e connazionali. Solo il 19,1 per cento (e il 7 per cento degli studenti) vive in una casa di proprietà. Negli ultimi dieci anni gli immigrati hanno comprato circa 850mila alloggi, perlopiù nei piccoli comuni delle aree metropolitane o nelle periferie urbane, con una spesa media di poco superiore a 120mila euro. Negli ultimi anni, anche a causa della difficoltà di avere un mutuo, gli acquisti sono scesi a circa 50mila l’anno, meno della metà rispetto al 2007/2008.
Quello appannaggio degli stranieri è ancora un mercato immobiliare povero, fatto all’inizio di stanze (spesso anche in condivisione) e poi, col tempo, di micro-case, dove il fattore prezzo costituisce l’elemento centrale: 300-400 euro per una stanza, 700-900 euro per un alloggio, sono i parametri ricorrenti a Roma; analoghi costi per una stanza a Bologna mentre si scende leggermente sui 600-700 euro per l’alloggio.
Mario Breglia, presidente Sidief: "Gli stranieri sono in prima fila nella ricerca di una casa da acquistare. Si stima che almeno un milione di persone, in affitto o in coabitazione, abbiano un reddito sufficiente per pagare un mutuo per la casa tra i 600 e gli 800 euro mensili. Questa cifra peraltro consentirebbe anche di pagare affitti a canoni concordati, ma è assente una offerta adeguata sia di mercato che di tipo pubblico.Le ricerche che vengono presentate convergono su un aspetto importante: il desiderio di integrazione e stabilizzazione, meno per gli studenti universitari, con l’Italia vista ancora come una terra di opportunità, oltre che di libertà, di integrazione e di parità di genere. Avere una chiave non apre solo la porta di casa, ma quella della società".
Dai racconti individuali emerge un continuo turn over all’interno di quelle aree della città (centrali, periferiche o suburbane) dove il bene casa è economicamente più accessibile. Inevitabilmente si tratta di aree di bassa qualità ma in qualche modo servite dalla rete del trasporto pubblico. Possono essere i grandi quartieri popolari degradati della città consolidata (nel caso di Roma soprattutto nel quadrante orientale e nel caso di Bologna nella zona a nord della stazione ferroviaria), o le borgate spontanee/comuni minori della estrema periferia collegate da treni regionali o locali.
Carola Giuseppetti, consigliere e direttore generale Sidief: "Sul tema casa in Italia possiamo prendere spunto dalle realtà europee, tenendo però presente che il nostro patrimonio immobiliare ha caratteristiche originali, sia per tipologia, che per distribuzione degli spazi interni e, non ultimo, per la storicità degli elementi. A partire da queste caratteristiche, crediamo si possa lavorare su un modello diverso, che non concentri la nuova domanda in singoli stabili o quartieri, ma favorisca la distribuzione molecolare all’interno dei fabbricati e di più aree urbane. La conseguenza della combinazione delle nuove domande abitative porta a pensare alla opportunità di un nuovo modo di gestione del servizio casa”.
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