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Le banche italiane hanno fatto progressi nella gestione dei crediti Utp ma ci sono ulteriori margini di miglioramento. A rilevarlo è un’indagine di Bankitalia pubblicata nella collana “Note di stabilità finanziaria”.
L'indagine è stata realizzata nel 2020 con una rilevazione di carattere qualitativo presso tutte le banche significative italiane e tre banche meno significative, che detenevano l'83% delle inadempienze probabili lorde del settore.
Nel corso degli ultimi anni il peso delle inadempienze probabili è cresciuto, raggiungendo il 51% del totale dei crediti deteriorati.
Via Nazionale ha individuato una serie di best practices nella gestione di questi crediti. Alcune sono adottate dalla maggior parte degli intermediari del campione mentre altre sono state riscontrate solo presso poche banche e necessitano, quindi, di maggiore diffusione. Lo studio indica quattro buone prassi per la gestione degli Utp che molte banche italiane ancora non adottano.
La prima riguarda i meccanismi incentivanti legati alle performance di gestione delle inadempienze probabili. Una seconda è la periodica valutazione dell'adeguatezza, quali-quantitativa, delle risorse dedicate alla gestione di tali posizioni.
In prospettiva, avverte lo studio, con l'atteso aumento delle esposizioni inadempienze probabili, a seguito del venir meno degli interventi pubblici di sostegno, le banche potrebbero non per essere in grado di gestire un aumento repentino di queste posizioni.
Altra buona prassi sono i controlli strutturati di secondo e terzo livello specifici sulle inadempienze probabili; una quarta best practice è una maggiore proattività nella gestione e nel monitoraggio di queste posizioni.
Il problema, oggi, secondo l’analisi di Bankitalia, è che il monitoraggio avviene molto spesso solo in caso di anomalie o in occasione della periodica revisione della posizione e si basa soltanto sulla verifica del rispetto dei piani di ristrutturazione, inoltre non sono utilizzati strumenti gestionali che consentano di valutare l'efficacia del piano proposto in presenza di scenari sfavorevoli, infine, anche sui piani di ristrutturazione, i controlli di secondo livello, effettuati ex-post e mirati alla verifica dell'efficacia delle diverse misure, non vengono solitamente svolti in maniera sistematica.
Dallo studio emergono altre evidenze. Le nuove regole sulla definizione di default, entrate in vigore da oltre un anno, non sembrano aver prodotto, al momento, variazioni apprezzabili dell'ammontare di Npl.
Le informazioni raccolte presso un campione di grandi banche italiane che applicano le nuove norme dall'inizio del 2021 indicano un impatto modesto sui bilanci bancari. I finanziamenti riclassificati a default immediatamente dopo l'adozione dei nuovi criteri hanno prodotto un incremento dell'incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti di due decimi di punto percentuale.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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