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14 Aprile 2026
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Banca d’Italia scende nel campo della politica economica e indica una linea. Quanto ha detto via Nazionale nell'audizione al Senato sulla riforma fiscale, per bocca di Daniele Franco, capo della ricerca, non lascia spazio a dubbi: “sarebbe necessaria anche una riflessione sull'opportunità di reintrodurre l'abitazione principale fra gli immobili soggetti a imposta, in particolare all'Ici”.
L'Ici era una delle poche imposte locali e già quando fu cancellata dal governo Berlusconi si mise in luce la palese contraddizione fra il dire di puntare su modelli di federalismo amministrativo e l'agire poi con l'abolizione di una simile tassa.
Tre anni fa (ma per le fasce più deboli della popolazione era già stata eliminata da Romano Prodi) Tremonti assicurò all'Anci che il minor gettito a carico dei Comuni sarebbe stato interamente compensato attraverso una stretta a carico di società petrolifere e soprattutto di banche e assicurazioni.
Che l'imposta sia sensata è nella sua natura, poi la sua equità dipende dall'applicazione, ma il senso è palese e lo è per almeno due ragioni, una di efficacia e una di merito.
Partendo dall'efficacia basti pensare che negli Usa l'imposta equivalente sulla proprietà fornisce tra un quinto e un quarto dell’intero gettito delle imposte dirette.
Arrivando al merito, l’Ici è solo una normale imposta locale sul patrimonio e spostare il carico fiscale dal lavoro al patrimonio, se appunto fatto in maniera equa, sarebbe opportuno.
E, tra l’altro, federalista.
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