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12 Maggio 2026
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I fondi pensione anche nel 2021 battono il TFR, garantendo rendimenti più elevati della tradizionale rivalutazione del trattamento di fine rapporto.
Il dato emerge dalla relazione annuale della Covip, secondo cui i rendimenti del fondi pensione hanno beneficiato del buon andamento dei mercati finanziari nel 2021, grazie alle iniziative messe in atto da governi e banche centrali per fronteggiare la pandemia.
Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno registrato in media un rendimento del 4,9% e i fondi aperti del 6,4% mentre per i nuovi Piani individuali pensionistici (PIP) di ramo III c'è stato un rendimento dell'11%. Dati che si confrontano con una rivalutazione del TFR, al netto delle tasse, del 3,6%.
Prendendo in considerazione un periodo più ampio di 10 anni, la situazione non cambia: il rendimento medio annuo dei fondi pensione negoziali è stato del 4,1%, quello dei fondi aperti il 4,6% e quello dei PIP del 5% mentre la rivalutazione del TFR è stata in media dell'1,9%.
Per effetto dei rendimenti più alti aumentano gli iscritti alla previdenza complementare, che arrivano a un totale di 8,8 milioni, +3,9% rispetto all'anno precedente, per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,7 milioni, inclusive di posizioni doppie o multiple dello stesso iscritto.
Il numero dei fondi pensione presenti in Italia è pari a 349 (33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 72 piani individuali pensionistici e 204 fondi preesistenti), risultando circa la metà dei 739 esistenti nel 1999.
I fondi negoziali contano 3,4 milioni di iscritti, i fondi aperti quasi 1,7 milioni e i PIP circa 3,4 milioni, mentre sono 620 mila gli iscritti ai fondi preesistenti. Si conferma una prevalenza di uomini, che rappresentano il 61,8% degli iscritti, e delle classi intermedie nonchè più prossime all'età di pensionamento: il 50,3% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31,9% ha almeno 55 anni.
Quanto alla raccolta, a fine 2021, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 213,3 miliardi di euro, in aumento del 7,8% rispetto all'anno precedente. Un ammontare pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati sono circa 17,6 miliardi di euro, mentre i contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.790 euro, con qualche criticità nell'ultimo periodo: 2,4 milioni di iscritti non hanno effettuato contribuzioni nel 2021 e oltre un milione non versa contributi da almeno cinque anni.
Mario Padula, Presidente della Covip: "Nel 2021 il sistema ha complessivamente confermato una sostanziale capacità di tenuta, con un incremento del numero delle adesioni e dei flussi contributivi e richieste di prestazioni in linea con gli anni precedenti. Donne, giovani, lavoratori delle aree meridionali continuano a essere in modo preoccupante più assenti dal settore della previdenza complementare”.
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