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I fornitori di servizi di crowdfunding italiani sono scettici sugli orientamenti di Vigilanza che la Banca d'Italia ha proposto al mercato.
C'è un rischio, osservano nelle risposte alla consultazione aperta da via Nazionale a maggio e chiusa a metà giugno, che si crei "un regime più complesso, oneroso e strutturato” rispetto al quadro definito dal Regolamento, rischiando quindi di venir meno alla finalità di armonizzazione sottesa al nuovo quadro normativo europeo.
Lo scetticismo lo riporta la stessa Banca d'Italia nel resoconto della consultazione alla quale ha risposto, tra gli altri, l'associazione italiana equity crowdfunding (Aiec).
Via Nazionale aveva avviato la consultazione indicando alcune aspettative della Vigilanza sulla governance dei fornitori dei servizi di crowdfunding per le imprese. Gli operatori devono uniformarsi al Regolamento Ue del 2020, recepito in Italia con il decreto legislativo 30 del marzo scorso di modifica del Tuf, per quanto riguarda la governance e i controlli interni, le valutazioni di idoneità degli esponenti e la due diligence sui titolari dei progetti.
La Banca d'Italia, nel resoconto della consultazione pubblica, replica ai rischi e allo scetticismo sollevato dagli operatori del mercato del crowdfunding osservando che l'intento "non è quello di creare oneri aggiuntivi, ma, al contrario, di facilitare i fornitori di servizi di crowdfunding nella presentazione dell'istanza di autorizzazione e nella piena comprensione delle aspettative di vigilanza, favorendo così un dialogo efficace e costruttivo con via Nazionale”.
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