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14 Aprile 2026
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- Dubai World, la controllata pubblica che fa capo all'omonimo emirato, nota per i suoi progetti immobiliari faraonici e per i suoi 59 miliardi di dollari di debiti, sembra non aver smaltito del tutto i postumi del crac che ha un anno fa ha fatto tremare le borse della regione e del resto del mondo.
”Dubai non sarà mai più la stesso” si legge sul quotidiano britannico Guardian in un'analisi dedicata alla Manhattan del deserto.
La crisi esplosa lo scorso 25 novembre ha inferto un duro colpo alla fiducia dei consumatori e agli ambiziosi piani dell'establishment. Il governatore di Dubai, nonché premier degli Emirati, Mohammed bin Rashid al Maktoum, da mesi dice che la crisi è alle spalle, lanciando altisonanti slogan (“Siamo tornati”, ha detto nei giorni scorsi in occasione dell'apertura della fiera internazionale delle costruzioni) eppure il collasso di Dubai World, salvata in extremis con i soldi delle casse pubbliche, continuerà ad avere “profonde conseguenze sull'economia, la finanza e la politica del paese”.
Certo l'accordo sulla ristrutturazione del debito del gruppo è stato un importante passo che ha rassicurato mercati ed opinione pubblica, ma il paese avrà bisogno di tempo per smaltire il fardello del debito accumulato e, quando sarà uscito dal tunnel, «non sarà più terreno da gioco per sfarzosi milionari come lo era agli inizi del 2007», scrive ancora il Guardian.
Era proprio quello l'anno dell'apice del boom economico e della bolla della speculazione edilizia che ha il suo massimo esempio in Palm Jumeirah (foto) l'isola artificiale più grande del mondo costruita da una società di Dubai World. Ed era nel febbraio di quell'anno che al-Maktoum prevedeva un futuro più che roseo per Dubai: entro il 2015 diventerà "una città araba di grande rilevanza, in concorrenza con Cordova e Baghdad", con un voluto riferimento a "due località- gioiello dell'Islma nell'alto Medio Evo".
Il tutto corredato da una previsione di crescita del Pil del 13,5% l'anno, che oggi appare relegata al “mondo della fantasia”, commenta ancora il quotidiano britannico.
Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario Internazionale l'incremento della crescita del 2010 negli Emirati è fissato al 3%.
Secondo Simon Williams, capo economista per il Medio Oriente della banca HSBC, citato dal Guardian, sebbene la recessione sia probabilmente finita «sul paese continueranno a gravare gli eccessi degli anni precedenti». Ancora più pessimista Christopher Davidson, esperto di politiche mediorientali alla Durham University: “Dubai è ancora nel bel mezzo della crisi, visto che ci vorranno ancora alcuni anni per smaltire la disavventura lunga dieci anni nell'immobiliare per l'eccessiva offerta sul mercato e l'alto debito accumulato”.
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