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14 Aprile 2026
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Le compravendite immobiliari residenziali nelle città italiane capoluogo di provincia e relativi comuni minori "crescono in media del 4,3% nel 2019 rispetto al 2018". Questi i principali risultati dell'indagine realizzata dall'ufficio studi nazionale Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari) aderente a Confcommercio, in cui si segnala che l'andamento delle compravendite e dei prezzi degli immobili non va ancora di pari passo: "il dato medio nazionale segna un leggero calo dello 0,4% con valori comunque orientati verso la stabilità".
Nello specifico, i capoluoghi di provincia medi (con una popolazione tra i 100mila e 300mila abitanti) "segnano la migliore performance per quanto riguarda gli scambi (+4,8%), seguiti dai capoluoghi grandi (più di 300mila abitanti) e da quelli piccoli (meno di 100mila abitanti) rispettivamente con il +4,1%", prosegue lo studio.
Nel Nord Italia, segnala poi Fimaa-Confcommercio, il numero medio delle compravendite registra quasi un +5% rispetto al 2018. Nel 2019, in termini medi, la quota maggiore di appartamenti nuovi acquistati sul totale delle vendite si è realizzata però nel Centro Italia (6,9%).
Andrea Oliva, coordinatore Ufficio studi nazionale Fimaa: “Anche nel 2019 si conferma la tendenza espansiva dei volumi delle compravendite nel settore residenziale, in atto, sostanzialmente, dal 2014, ma nonostante questo il mercato immobiliare italiano si presenta in una fase di assestamento, più che di ripresa effettiva. I prezzi, nel complesso, sono orientati verso la stabilità, con l’unica eccezione delle locazioni che segnalano prezzi in aumento. Il mercato del nuovo ancora arranca e riflette lo stato di salute di un settore poco vivo e che solo in parte allinea la domanda ad un’offerta non in grado di soddisfarla pienamente. L’ulteriore riduzione nello scambio di abitazioni nuove denota una crisi ancora sistemica del mercato delle costruzioni su cui, insieme alle politiche immobiliari, dovrebbero venire indirizzati gli sforzi di politica economica volti ad abbassare le imposte sul mattone, fornendo magari ulteriori incentivi”.
Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, lo studio evidenzia che i nuovi contratti ordinari sono cresciuti del 1,8% mentre le locazioni brevi (inferiori a 30 giorni) sono cresciute del 2,6%. I canoni segnano un aumento sia quelli ordinari (+1,4%) sia quelli riferiti alle locazioni brevi (+1,2%). L'indagine ha riguardato 71 città e relativi comuni minori, evidenziando "una fase di ripresa del settore, con prezzi in fase di stabilizzazione per quanto riguarda le compravendite e in aumento per le locazioni".
Il rapporto, inoltre, traccia anche le previsioni sul mercato 2020. Secondo gli agenti immobiliari FIMAA interpellati, infatti, le compravendite continueranno la crescita manifestata nel 2019 mentre prezzi di vendita, tempi medi di vendita e sconto sul prezzo saranno stabili.
Santino Taverna, presidente nazionale Fimaa: “L’analisi dell’ufficio studi Fimaa-Confcommercio evidenzia come la casa sia sempre l’investimento più amato dagli Italiani. A sostenere il mercato immobiliare, in questo particolare momento storico, sono diversi fattori. In primo luogo i valori degli immobili ancora tendenzialmente in leggero calo, fatta eccezione per Milano e le zone di pregio della Capitale e di altre primarie città. I tassi di interesse sono ai minimi storici, per effetto del secondo quantitative easing avviato dalla Banca centrale europea lo scorso novembre: il che vuol dire mutui a tassi, sia fissi sia variabili, davvero vantaggiosi. Una mano arriva anche dal fermento alimentato nelle principali piazze europee dalla Brexit, che sta convogliando investimenti stranieri nel mattone del nostro Paese. Il mercato registra, dunque, il ritorno all’investimento immobiliare da parte dei risparmiatori, anche per la mancanza di valide alternative redditizie. Diversi privati sono infatti invogliati a cambiare casa per il basso costo del denaro e ad investire anche in seconde case da mettere a reddito, in locazioni brevi o ordinarie, grazie alla cedolare secca che permette rese più convenienti, rispondendo alla necessità di studenti o lavoratori part-time. Sulla cedolare secca occorre evidenziare che la sua abolizione per quanto riguarda gli immobili commerciali è stata un clamoroso errore: si è inceppato un meccanismo che oltre alla riqualifica dei tanti immobili sfitti nei centri urbani, avrebbe contribuito anche alla maggiore sicurezza dei cittadini. Le difficoltà per la stabilizzazione dei prezzi sono ancora riconducibili principalmente al considerevole numero di immobili tuttora all’asta per i crediti non onorati a causa della crisi. Le aste immobiliari non concorrono certo alla stabilizzazione dei prezzi, o alla ripresa delle quotazioni, e per smaltire lo stock tuttora disponibile servirà ancora del tempo. Oggi si avverte anche una carenza di immobili di qualità, sempre più richiesti dall’attuale mercato. Per soddisfare tale richiesta servirebbero incentivi appropriati per una riqualifica organica degli edifici esistenti. Rimane altresì indispensabile incentivare maggiormente le assunzioni dei disoccupati, per la ripresa dei consumi. In questo ambito servirebbero misure finalizzate alla riduzione del costo del lavoro a carico delle imprese. Soprattutto per permettere al settore immobiliare di ritornare ad essere la locomotiva del
Paese”.
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