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12 Maggio 2026
12 Maggio 2026
Un gruppo di ricerca interdisciplinare del Politecnico di Milano, composto da Gianandrea Ciaramella, Alessandra Migliore e Chiara Tagliaro del Dipartimento Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito (DABC) e da Massimo G. Colombo e Cristina Rossi- Lamastra del Dipartimento di Ingegneria Gestionale (DIG), ha condotto un’indagine nazionale, raccogliendo le esperienze di 8.049 accademici universitari (49% donne, 51% uomini, età media 51 anni) in tutta Italia tra il 24 luglio e il 24 settembre 2020, quindi al termine della prima ondata pandemica.
L’obiettivo della ricerca: indagare il “Covid-working”, vale a dire capire come sono cambiati i modi e i luoghi del lavoro per i professori e ricercatori dell’accademia italiana a causa della pandemia Covid-19.
I ricercatori universitari, come altri lavoratori con alto capitale umano, hanno modificato i propri modi di lavorare. Le implicazioni di questo fenomeno, che il gruppo di ricerca chiama “Covid-working”, sono molteplici in particolare in termini di organizzazione dello spazio per il loro lavoro.
Le domande rivolte ai docenti riguardavano il modo di fare ricerca (individuale o collaborativo) e gli spazi utilizzati per svolgere le proprie attività di ricerca (in quanto fattori abilitanti alla ricerca stessa) nel periodo pre e durante Covid-19.
I risultati evidenziano tendenze molto chiare. In primo luogo, i dati mostrano un orientamento generale a impostare le attività di ricerca in modo più individuale rispetto al periodo pre-Covid. L’attività di ricerca, complice il distanziamento fisico, diviene un’attività più individuale che collaborativa. Soprattutto i ricercatori afferenti ai settori scientifici delle Life Sciences (LS) e Physical Sciences and Engineering (PE) passano da un lavoro prevalentemente bilanciato in termini di ricerca da soli e in team, a una ricerca drasticamente più individuale.
Questo si traduce in un utilizzo diverso dello spazio: da una media di quattro volte a settimana in università a poco più di una. I ricercatori afferenti invece al settore Social Sciences and Humanities (SH) subiscono una
“individualizzazione” meno drastica, essendo già abituati ad una attività di ricerca più solitaria e spesso da casa anche prima del Covid-19.
Per approfondimenti leggere il report testo allegato.
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