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12 Febbraio 2014

Il rilancio di Mondadori passa dal mattone

di Redazione

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Ironia della sorte: l'editoria, settore in profonda crisi, si affida sempre più all'immobiliare, settore che non gode certo di ferrea salute, per tirarsi fuori dalle secche.

 

E a volte il gioco riesce pure.

 

E' questa l'impressione che si ricava osservando l'andamento in Borsa del titolo Mondadori, che da inizio febbraio sta inanellando una seduta di contrattazioni positiva dietro l'altra quasi senza soluzione di continuità.

 

Il mercato, suggeriscono operatori e analisti, sta esprimendo fiducia sui risultati che il piano di rilancio dell'editore di Segrate sta cercando di portare in porto.

 

In particolare, secondo quanto dichiarato dall'amministratore delegato di Mondadori, Ernesto Mauri, “non è prevista nessuna cessione del core business, ma piuttosto la vendita di asset non strategici”.

 

A cominciare dagli immobili che la società che fa capo alla famiglia Berlusconi ha in portafoglio.

 

A bilancio il valore del patrimonio immobiliare è iscritto per poco meno di 9 milioni di euro.

 

Un po' poco per incidere da solo in modo sostanziale sul debito, con la posizionefinanziaria netta che, secondo i dati ufficiali, risultava negativa per 376,9 milioni di euro al 30 settembre 2013, la cui riduzione è una delle priorità del piano.

 

Tra le ipotesi in campo ci sarebbe anche quella di lasciare la sede storica di palazzo Niemeyer a Segrate, edificio che appartiene alle Generali e occupato da Mondadori in affitto con un contratto in scadenza nel 2014.

 

In realtà di un possibile trasloco si parla da molto tempo – almeno da un anno – e non si tratta di certo di una decisione semplice, visto il forte valore iconico del complesso da 18mila metri quadrati su 5 piani, divenuto uno dei simboli della stessa Mondadori più che della società assicurativa che ne è proprietaria.

 

Ma vista la scadenza imminente è sin troppo semplice pronosticare che il rinnovo delle condizioni di locazione sarà oggetto di trattativa.

 

E per Mondadori, ovviamente, in ottica di riduzione dei costi.

 

In generale, comunque, la società ha confermato che il 2013 si chiuderà in perdita, soprattutto a causa degli oneri sostenuti per sostenere la irstrutturazione aziendale che peseranno sul conto economico per circa 50 milioni di euro.

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