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12 Maggio 2026
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Il Ponte Morandi è crollato e non possiamo fare a meno di ricordare con dolore e rispetto le 46 vittime che purtroppo ha portato con sé. Ciò che invece non potrà mai crollare ma, al contrario, resterà sempre impresso nella nostra memoria collettiva, è il valore di un’opera che ha segnato un’epoca esattamente come segnerà un’epoca il nuovo ponte progettato dall’architetto Renzo Piano: tutto questo ci ricorda quanto può essere grande la capacità architettonica ed ingegneristica del nostro Paese, una consapevolezza che purtroppo, negli ultimi anni, è stata sopraffatta dalle logiche del valore economico e della concorrenza.
Naturalmente il nostro primo pensiero è per le vittime del Ponte e per le loro famiglie, cui rinnoviamo il nostro cordoglio. Ma se da un lato la tragedia dello scorso anno ci impone una riflessione sull’azione di responsabilità, che va estesa a tutte le fasi del costruire, dall’altro ci richiama ad un impegno ancora più grande, che è quello di tornare a praticare un’ingegneria ed un’architettura basate sulla qualità e la durabilità delle opere: ciò che facciamo è destinato a lasciare un segno nel territorio, sarà per sempre una traccia della nostra epoca ed andrà necessariamente ad incidere nella qualità della vita delle persone. Per questo occorre che il nostro ingegno e le nostre capacità ingegneristiche ed architettoniche, che tutto il mondo ci riconosce, tornino ad essere protagoniste nel Sistema Paese.
Per Fondazione Inarcassa, che rappresenta 170mila architetti ed ingegneri liberi professionisti italiani, la triste ricorrenza del crollo del Ponte Morandi può essere un’occasione propositiva di riflessione sul ruolo odierno dei professionisti, non di rado relegati alla stregua di semplici ‘fornitori di servizi’ in sede di gara nei lavori pubblici. Si è persa la memoria storica della nostra professione. Gli architetti e ingegneri italiani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia del nostro Paese determinando, in alcuni casi, la storia dell’arte e dell’architettura in modo unico e riconosciuto nel mondo.
Tra questi anche l’ingegner Morandi 50 anni fa e, oggi, l’architetto Renzo Piano. In questi ultimi decenni tuttavia, questo spirito che ci ha consegnato un patrimonio storico-artistico di ineguagliabile valore è stato sopraffatto dalle regole del massimo profitto per l’operatore privato e del massimo ribasso per il settore pubblico. Va ripreso il concetto di qualità, ma occorre soprattutto che anche le Istituzioni e il Governo colgano questa sfida: il Ponte Morandi è un monito per il nostro futuro. Sappiamone trarre il giusto insegnamento.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Al Salhi, E&V: Italia sempre pi&ug
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