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17 Novembre 2015

La ripresa che non arriva. Ora solo gli anziani riescono a spendere

di Maurizio Cannone

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Brutta notizia dall’osservatorio Censis sulla longevità.

O meglio, il dato positivo è che gli anziani mediamente vivono meglio e riescono a spendere.

Negativa la notizia che i giovani continuano a ridurre le spese, con redditi sempre più modesti.

Un Paese di anziani, allarme per il mondo dell’immobiliare che da sempre guarda alle fasce d’età più giovani. Non fosse altro perché al superamento dei 65 anni di età il mutuo in banca per comprare casa non viene concesso.

Allora, sono gli anziani a trainare i consumi.

Per la prima volta in Italia la spesa per consumi delle coppie con un capofamiglia anziano (di 65 anni e oltre) è superiore (e non di poco: circa 1.200 euro l'anno in più) a quella delle coppie con a capo un giovane di 18-34 anni. E negli anni della crisi (2009-2014) gli anziani che vivono soli hanno aumentato la spesa per consumi del 4,7% in termini reali, mentre quella dei millennials single è andata a picco (-12,4%), così come la spesa media delle famiglie italiane nell'insieme (-11,8%). Per 8 anziani su 10 il reddito familiare è oggi sufficiente a coprire le spese e per il 78% negli ultimi dodici mesi la spesa per consumi è aumentata (18%) o rimasta stabile (60%). Per il futuro, l'89% degli anziani pensa che nei prossimi dodici mesi i propri redditi, risparmi e consumi siano destinati ad aumentare (9%) o a restare stabili (80%). Ciò contribuisce a spiegare le positive intenzioni di spesa: 1,1 milioni di persone con 65 anni e oltre intendono procedere all'acquisto di elettrodomestici, 670.000 di pc, smartphone, tablet e altri prodotti tecnologici, 320.000 di mobili per la casa, mentre circa 1 milione esprime l'intenzione di fare lavori di ristrutturazione dell'abitazione. Altri 530.000 pensano di realizzare un investimento immobiliare nel prossimo triennio.

Gli anziani oggi in Italia sono 13,2 milioni, e altri 3 milioni se ne aggiungeranno nei prossimi 15 anni: si tratta di uno straordinario, ma poco conosciuto, motore della ripresa.

Sono 4,6 milioni gli anziani pronti a destinare eventuali risorse aggiuntive ai consumi. Ipotizzando una disponibilità di 80 euro al mese in più, come quella conseguente all'introduzione del bonus fiscale dello scorso anno, si avrebbe un incremento complessivo di spesa per consumi da parte dei longevi di 3,3 miliardi di euro in un anno. Si stima che, con l'abolizione permanente della Tasi, tra gli anziani proprietari di case 2,6 milioni potrebbero destinare circa 600 milioni di euro in più ai consumi. Gli anziani sono anche grandi utilizzatori di soldi in contanti: il 54% usa solo contante per gli acquisti, contro il 51% riferito alla media della popolazione. Redditi non alti ma certi, e patrimoni elevati e in crescita, alimentano la sorprendente spinta a consumare degli anziani. La ricchezza degli anziani (immobiliare e finanziaria) ha conosciuto infatti un vero e proprio boom negli ultimi vent'anni, con un incremento del valore del 118%, cioè tre volte quello registrato dal patrimonio medio delle famiglie italiane, mentre nello stesso periodo quello dei giovani crollava del 26%.

Salute, formazione, sport, aiuti a figli e nipoti: la nuova potenza di spesa degli anziani. Ammonta a 13 miliardi di euro l'anno la spesa di tasca propria che gli anziani sostengono per la propria salute, per far fronte con risorse proprie a bisogni non coperti dal welfare pubblico. Una cifra che corrisponde a quasi il 40% della spesa sanitaria privata totale degli italiani, anche se gli anziani rappresentano poco più del 20% della popolazione complessiva. 3,3 milioni di anziani spendono 2,7 miliardi di euro l'anno per attività formative proprie o di membri della famiglia (magari un corso di inglese o di violino per un nipote), a cui si aggiungono altri 960 milioni di euro per attività sportive per sé o i propri familiari. In totale, sono 7 milioni gli anziani che contribuiscono con i propri soldi al benessere della famiglia, di figli o nipoti, anche finanziando consumi altrui.

Voglia di lavorare, voglia di reddito. Molti anziani hanno ancora voglia di lavorare. E non solo per disporre di una quota di reddito aggiuntiva. Sono 3,2 milioni quelli che già lavorano regolarmente o di tanto in tanto. E nei prossimi anni 225.000 si preparano a cercare lavoro e 407.000 proveranno ad avviare un'attività autonoma: 230.000 un'attività artigiana, 229.000 un'attività professionale e 178.000 un'attività commerciale. È un’internità al mondo del lavoro desiderata o praticata che è uno dei modi in cui viene vissuta attivamente la longevità.

Una vita pienamente attiva. L'84,5% degli anziani giudica positivamente la propria vita in questo momento: il 48,6% è molto o abbastanza soddisfatto perché fa cose che lo gratificano, il 35,9% è soddisfatto ma vorrebbe fare ancora di più o cose diverse. Sono dati che testimoniano una spinta evidente a investire nella propria vita, a cambiarla o riempirla di attività, progetti, relazioni. Sono 6,6 milioni gli anziani clienti di ristoranti e trattorie; 6 milioni frequentano cinema, teatri e musei; 4,8 milioni praticano giochi e scommesse come il lotto e il superenalotto; 3,1 milioni viaggiano all'estero; 2,8 milioni frequentano scuole di ballo e balere; 680.000 sono stati in un bed & breakfast nell'ultimo anno; 410.000 si muovono regolarmente in bicicletta. Guidano più o meno regolarmente l'auto circa 7 milioni di longevi.

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