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23 Aprile 2026
Il fondo Atlante è un solo passo nella giusta direzione, ma non potrà aiutare più di tanto il sistema bancario italiano a sbloccare la situazione dei crediti deteriorati in pancia. Il problema si sta esacerbando a causa dell’eccessiva lentezza del sistema giuridico stesso. Lo ha spiegato Olaf Schmidt, intervistato da MonitorImmobiliare dopo la nomina a capo delle attività europee e medio orientali di Dla Piper.
Innanzitutto congratulazioni per la nomina a Managing Director Europe e Medio Oriente di Dla Piper. Affidare l’incarico a un italiano ha una valenza particolare in uno studio legale internazionale?
La nomina ha un duplice significato, uno legato all’Italia e uno al Real Estate. È chiaro che Dla Piper ha voluto sottolineare l’importanza dell’Italia, che con una struttura di più di 180 avvocati fa sentire la propria voce. L’altro punto, che la mia nomina evidenzia, è l’importanza del Real Estate: d’altronde il comparto dedicato all’immobiliare nello studio è sempre più rilevante non solo internamente ma anche esternamente. Il valore della nomina è quindi duplice: l’Italia ha un valore strategico sì, ma anche il diritto dell’immobiliare doveva essere rappresentato a livello executive.
Qual è quindi la sua view sul mercato immobiliare del nostro Paese?
Come noto a tutti gli operatori si sa che l’Italia è tornata focus degli investitori internazionali. Cosa sta succedendo? Abbiamo un forte interesse per gli immobili a reddito e quindi per tutte quelle situazioni in cui il complesso è già affittato e da cui si ricevono dei profitti periodici. I ricavi al momento sono molto interessanti e la proporzione tra rischi e ricavi è quella giusta. Allo stesso tempo, la Spagna non offre più le stesse opportunità. In particolare il nostro studio vede molte operazioni in cui siamo uno dei Paesi che rientrano negli investimenti. In altre parole l’Italia rientra nel radar degli investitori che vogliono diversificare il proprio portafoglio. L’Italia c’è sempre, ma quanto durerà? Questo è il vero punto interrogativo. Nessuno di noi lo può anticipare, però, sembra che ci sia ancora fame a sufficienza per tenerci occupati per quest’anno.
A quali settori puntano gli investitori internazionali?
Dipende dalla tipologia degli investitori. Noi vediamo, ad esempio, che i fondi di private equity spesso hanno un approccio più basato sulla ricerca di massa critica, in altre parole si può, con una buona approssimazione, dire che si preoccupano più del volume che del contenuto delle asset class. Questa strategia consente poi di fare cherry picking e dopo vendere quello che ha un potenziale. Tenere e fare add-value sul resto. L’alberghiero è sempre considerato un settore rilevante, si vede ancora un potenziale di crescita. Anche qui, a Milano, nonostante le recenti aperture. C’è ancora spazio. Per il retail bisogna differenziare: sui centri commerciali c’è ancora prudenza mentre sulle high street di Milano, Bologna, Roma, Firenze gli immobili vanno molto bene. Per quanto riguarda il settore degli uffici, si tratta di immobili che sono sempre benvenuti se c’è la qualità. E da questo punto di vista l’Italia fa ancora fatica a competere con le grandi città europee. Infatti i nuovi sviluppi vanno molto bene invece l’esistente fa fatica a trovare l’acquirente straniero.
Oltre a un patrimonio immobiliare vecchio, l’Italia ha un altro problema, quello dei crediti in sofferenza. La situazione migliorerà, magari anche grazie al lancio del Fondo Atlante? Qual è il suo punto di vista?
Il Fondo Atlante è sicuramente un passo nella giusta direzione per sbloccare le problematicità degli Npl in Italia. Tuttavia, non abbiamo ancora trovato la soluzione ideale per sbloccare questi crediti. I problemi del sistema giuridico ci sono ancora, in primis l’eccessiva lentezza. Chi ha i soldi e chi ha interesse ad investire si spaventa ancora per la durata e quindi anche se facciamo piccoli passi nella direzione giusta non basta per attirare il capitale, che abbiamo visto atterrare in Spagna. Su questo, a mio avviso, il legislatore deve ancora intervenire. E se quello che si sente nei corridoi è vero qualcosa arriverà. Ci voleva.
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