Ultime notizie
23 Aprile 2026
Con l'avanzamento della campagna vaccinale, il numero di coloro che hanno ricorso allo smart working è progressivamente diminuito.
Il graduale rientro in ufficio, però, in generale non segna un declino dello smart working. Al contrario, al termine della pandemia le organizzazioni prevedono un aumento degli smart worker rispetto ai numeri registrati a settembre, quando si contavano complessivamente 1,77 milioni di lavoratori agili nelle grandi imprese, 630mila nelle PMI, 810mila nelle microimprese e 860mila nella PA.
È lo scenario che emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo lo studio, si prevede che saranno 4,38 milioni i lavoratori che opereranno almeno in parte da remoto, di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila delle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella PA.
Secondo l’analisi, lo smart working rimarrà o sarà introdotto nell'89% delle grandi aziende, dove aumenteranno sia i progetti strutturati sia quelli informali; nel 62% delle PA, in cui prevalgono le iniziative strutturate ma anche molta incertezza sul futuro e nel 35% delle PMI, fra cui prevale un approccio informale ed è forte la tendenza a tornare indietro.
Le modalità di lavoro in smart working torneranno a essere ibride, alla ricerca di un miglior equilibrio fra lavoro in sede e a distanza: nelle grandi imprese sarà possibile lavorare a distanza mediamente per tre giorni a settimana, due nelle PA.
Cosa motiva la scelta di proseguire con lo smart working? Certamente, i benefici riscontrati da lavoratori e aziende. L'equilibrio fra lavoro e vita privata è, infatti, migliorato per la maggior parte di grandi imprese (89%), PMI (55%) e PA (82%).
Ma la combinazione di lavoro forzato da remoto e pandemia ha avuto anche conseguenze negative sugli smart worker: è calata dal 12% al 7% la percentuale di quelli pienamente ingaggiati, il 28% ha sofferto di tecnostress, il 17% di overworking.
Mariano Corso, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working: "La pandemia ha accelerato l'evoluzione dei modelli di lavoro verso forme di organizzazione più flessibili e intelligenti e ha cambiato le aspettative di imprese e lavoratori, anche se emergono delle differenze fra le organizzazioni che rischiano di rallentare questa rivoluzione. Le grandi imprese stanno sperimentando nuovi modelli di lavoro, con la ricerca di nuovi equilibri fra presenza e distanza capaci di cogliere i benefici potenziali di entrambe le modalità di lavoro. In molte organizzazioni, soprattutto PMI e PA, invece, si sta tornando prevalentemente al lavoro in presenza a causa della mancanza di cultura basata sul raggiungimento dei risultati. Un arretramento che si scontra con le aspettative dei lavoratori e gli obiettivi di digitalizzazione, sostenibilità e inclusività del nostro Paese. Ora è necessario costruire il futuro del lavoro sul vero Smart Working, che non è una misura emergenziale, ma uno strumento di modernizzazione che spinge a un ripensamento di processi e sistemi manageriali all'insegna della flessibilità e della meritocrazia, proponendo ai lavoratori una maggiore autonomia e responsabilizzazione sui risultati".
Alessandra Gangai, Direttrice della Ricerca Smart Working nella PA: "Per cogliere tutti i benefici dello smart working serve l'impegno di tutti i soggetti. Alle organizzazioni spetta il compito di strutturare progetti coraggiosi, lavorando su policy, tecnologie, spazi di lavoro e stili di leadership; i lavoratori devono allenare skill più adeguate al nuovo work-life balance; i policy maker devono accompagnare questa trasformazione con onestà intellettuale e lungimiranza".
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Savills: Q1 2026, investiti 450mln nella logistica in Italia (Vide
Notizie Correlate
24 Aprile 2026
red
MF Newswires
Red
24 Aprile 2026
Red
Red
MF Newswires
red
red
17 Novembre 2025
red





.jpg)
