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9 Febbraio 2018

Privatizzazioni, occorre agire

di Luigi dell'Olio, Monitorimmobiliare

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Come sempre accade in Italia, le ultime settimane prima delle elezioni sono la fiera delle promesse, tra tasse da tagliare, condoni in arrivo e contrasto all’evasione. Impegni che spesso, aperte le schede, vengono dimenticati. Se c’è un tema che però sembra mettere d’accordo i vari partiti, è quello relativo al fallimento nella vendita di immobili demaniali negli ultimi anni.

Eppure il tema resta sul tavolo, nella consapevolezza che non potrà essere solo l’accoppiata tra progresso del Pil e inflazione ad assicurare una radicale riduzione del rapporto tra debito e Pil che oggi viaggia sopra quota 130%.

Dunque occorre rimettere mano alle privatizzazioni e in questo senso il patrimonio immobiliare è in cima alle preferenze. A cominciare dal PD, che è contrario a mettere sul mercato nuove quote di aziende in mano ai ministeri (è il caso dell’Eni, che in caso di cessione di un pacchetto azionario garantirebbe una somma una tantum, ma poi priverebbe il Tesoro dei dividendi annuali), ma favorevole a soluzioni come il Federal building, la razionalizzazione degli uffici dello Stato nelle province in sedi accorpate per cedere gli edifici che si liberano.

Forza Italia fissa un’asticella ambiziosa: privatizzazioni per 5 punti di Pil, pari a un ammontare di 87 miliardi di euro, in modo da portare il rapporto debito/Pil al 100% in cinque anni. Da destra, come da sinistra non viene però chiarito perché queste iniziative avrebbero buone possibilità di riuscita dopo i fallimenti degli ultimi 15 anni. Non sarebbe male chiarire prima del voto.



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