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14 Aprile 2026
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All'appuntamento mancano sette anni, ma quella con la Coppa del mondo è solo una delle tappe – anche se di grandissima eco a livello internazionale – per un Paese come il Qatar che corre verso il futuro con tassi di crescita del Pil a ritmi del 5% l'anno (le stime sono dell'Imf sul biennio 2013-2014).
Come? Puntando, come mossa “a breve-medio termine”, sulle infrastrutture, dove il Paese ha un grosso gap da colmare.
A questo scopo l'Emirato ha messo a punto un piano di investimenti di 220 miliardi di dollari da spendere entro il 2020.
In programma entro quella data la fine lavori per nove stadi, la riqualificazione di tre stadi esistenti e la costruzione di un'arena multi-sport adatta ad ospitare anche eventi extra-calcistici.
Non solo sport, naturalmente, perché il vero piatto forte sono le quattro linee di metropolitana della capitale Doha (lavori sono già partiti per le 100 stazioni e i 358 km di linea), il New Doha International airport, il nuovo porto di Doha, una linea ferroviaria capillare che copra un Paese poco più grande grande della Corsica, collegandolo al vicino Bahrain.
Un piatto ricco, quello delle infrastrutture locali, che i grandi gruppi italiani hanno appena assaggiato (vedi gli appalti vinti da Impregilo e Ansaldo, legati proprio al mega progetto della metropolitana di Doha, accanto alla presenza di Saipem sul fonte idrocarburi).
La cifra stanziata dal Qatar andrà a sostenere settori non legati al petrolchimico (che resta comunque al centro dell'economia nazionale con una export record di 77 milione di tonnellate di gas naturale l'anno), ma ritenuti importanti dell'Emiro, Hamad bin Khalifa Al Thani, per diversificare lo sviluppo di un Paese che negli ultimi anni è salito spesso alla ribalta internazionale per i frequenti blitz immobiliari.
Delle opportunità Paese – è qui le opportunità viaggiano su una doppia carreggiata: sia per le aziende italiane di costruzione e di altri settori interessate a lavorare in Qatar, sia per gli imprenditori italiani interessati ad attirare investimenti (come è accaduto per il progetto di Hines Porta Nuova) - ne hanno parlato a Milano - nel corso di un seminario organizzato in una fascia oraria un po' inconsueta per gli standard italiani (dalle 8 alle 9,30 della mattina) - due partner dallo studio legale Simmons & Simmons: Aranaud Depierrefau e Philip Norman, di stanza a Doha da oltre tre anni.
“Il Qatar sta riuscendo ad attirare le società europee in difficoltà sui rispettivi mercati domestici – ha fatto il punto Depierrefau - come nel case di Francia, Spagna, Italia e in parte Turchia.
Forte l'interesse anche dall'Asia, da Cina, Corea e Taiwan”.
“Lo sviluppo del Paese conta molto sulla capacità di attrarre know-how e best-practise, non solo in infrastrutture, dove vengono utilizzati standard e modelli di contrattualistica internazionali, ma coinvolge anche altri settori come l'industria manifatturiera e il turismo” assicura Norman.
La crescita è stata impostata a 360 gradi, nell'ottica di una nazione che fina da ora sta mettendo fieno in cascina per quando esaurirà - e prima o poi accadrà - i giacimenti di scorte di gas che ha a disposizione e dovrà contare su un tipo di economia diversa dall'attuale.
In questo quadro, ma tornando ad un futuro più prossimo, c'è dunque qualche possibilità che in mani qatarine finisca anche Alitalia, come da più parti ventilato sui media?
“Difficile dirlo – non si sbilanciano i due legali – ma nell'ottica di una diversificazione degli investimenti dell'Emirato ci potrebbe stare anche l'acquisto di una partecipazione nella compagnia aerea italiana”.
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