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2 Febbraio 2017

Simoncini: necessaria agenzia per la ricostruzione post terremoto

di Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l'università Sapienza di Roma

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Il decreto legge in favore delle zone terremotate del Centro Italia varato dal Consiglio dei Ministri rappresenta un segnale importante, ma forse si muove ancora troppo nell’ottica emergenziale. Il provvedimento andrebbe combinato con un intervento che si ponga un orizzonte temporale più ampio, ad esempio la creazione di un’Agenzia per la Ricostruzione sul modello di quella messa in piedi dopo il terremoto e lo tsunami che sconvolsero il Giappone nel 2011. Seppur avviata con un po’ di ritardo e qualche impaccio, nel corso degli anni si è rivelata uno strumento decisivo per la tenuta del tessuto socio-economico delle zone colpite, scongiurandone lo spopolamento e rilanciandone le attività produttive. 

L’efficacia di operazioni del genere dipende ovviamente anche dalla capacità dello Stato di mettere in campo ingenti risorse finanziarie, oltre che idee e professionalità. Il Giappone non aveva problemi di vincoli di bilancio da parte di organizzazioni internazionali, mentre l’Italia è già alle prese con pressanti richieste di correzioni all’ultima manovra finanziaria da parte dell’Unione Europea. Non c’è dubbio che, almeno sul fronte degli investimenti per la ricostruzione, il premier Gentiloni dovrà dimostrare di essere pronto a tenere il punto, altrimenti qualsiasi programma di largo respiro è destinato a rimanere al livello di semplici buoni propositi.

Certo, la timidezza con cui il capo del Governo ha detto di volere rilanciare il progetto Casa Italia per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio e urbanistico del nostro Paese non lascia spazio a grandi illusioni. I 15-20 miliardi di euro necessari solo per un primo ciclo di interventi non potrebbero essere trovati se non operando al di fuori dei vincoli di stabilità imposti da Bruxelles. Su questa ipotesi la nostra classe dirigente deve mostrarsi nettamente più incisiva e i burocrati dell’Unione decisamente meno chiusi.

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