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2 Maggio 2017

Sogeea: aumentano gli infortuni sul lavoro

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Nei primi tre mesi dell’anno ci sono state 161.576 denunce di infortunio sul lavoro, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2016, con 152.573. In crescita anche i decessi: 190 contro i 176 del trimestre gennaio-marzo dello scorso anno.
 
È quanto emerge dall’analisi dei dati Inail effettuata dal Centro Studi della Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.
         
Peggior risultato per il comparto dell’industria e dei servizi, che ha fatto registrare un incremento di 6.546 incidenti, mentre in agricoltura si è verificata una leggera flessione (7.733 contro i 7.784 dei primi tre mesi del 2016). In crescita gli infortuni dei dipendenti statali: 34.469 a fronte dei 31.961 dello scorso anno. A livello geografico, le aree maggiormente in sofferenza risultano quelle settentrionali, in cui si è osservata un’impennata di denunce pari al 9%. Poco più del 10% degli incidenti ha coinvolto lavoratori extracomunitari, mentre nel 38% dei casi la vittima dell’infortunio è stata una donna.
 
Per quanto riguarda i decessi, dopo i pessimi dati di gennaio e febbraio, il mese di marzo ha fatto segnare una importante inversione di tendenza (48 morti rispetto ai 61 del 2016), ma il saldo rimane ancora assai preoccupante: l’incremento in rapporto allo scorso anno è dell’8%. Anche in questo caso, il settore industria e servizi (da 136 a 170 vittime, +25%) vanifica gli evidenti progressi registrati nel comparto agricolo e statale, che insieme hanno dimezzato i decessi. Nel complesso, raddoppiate le vittime sia tra le donne (da 15 a 30) sia tra gli extracomunitari (da 11 a 22).
 
Sandro Simoncini, direttore scientifico del Centro Studi Sogeea: “Sono dati che preoccupano e obbligano a delle riflessioni. L’attenzione sul tema non può esaurirsi in occasione della Giornata mondiale della sicurezza sul lavoro o del primo maggio, ma va tenuta viva nel quotidiano. Il perdurare di condizioni di crisi economica di lungo periodo ha certamente gravi ripercussioni sulle politiche di prevenzione e a farne le spese sono quasi sempre i soggetti professionalmente più deboli. L’Italia si conferma una delle realtà più fragili nel panorama europeo, ma lavoratori e aziende devono operare un salto di qualità culturale e affrontare il tema della sicurezza con l’attenzione e la professionalità solitamente riservata ai normali processi produttivi”.

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