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23 Aprile 2026
“di doman non v’è certezza” concludeva Lorenzo de’ Medici nei Canti Carnacialeschi, Canzona di Bacco. Ed è proprio questo il clima che si respira tra gli investitori finanziari, che siano piccoli risparmiatori o gestori professionali. Il sentiment è apparso evidente in occasione di Consulentia, l’appuntamento organizzato dall’Anasf (l’associazione dei consulenti finanziari) nei giorni scorsi a Monastier di Treviso.
Le certezze perdute
Con i segnali che arrivano dal fronte macro che si susseguono in maniera contraddittoria tra loro e le prime trimestrali che evidenziano la difficoltà di trarre conclusioni, lo sguardo resta rivolto alle sole banche centrali.
Ma anche queste ultime sembrano ormai aver smarrito il ruolo di bussola che hanno sempre avuto per i mercati, tanto che il rialzo dei tassi in America, pur essendo considerato molto probabile già a dicembre, solleva più di qualche dubbio. Né si è capito bene come si muoverà la Bce nei mesi a venire per provare a sostenere ulteriormente la zoppicante economi del Vecchio Continente.
Se il gioco non vale la candela
Una delle poche certezze in questo scenario è che l’obbligazionario ha smesso di giocare il ruolo tradizionale di difesa dei portafogli.
Anzi, si fa sempre più concreto il rischio di subire perdite in conto capitale in caso di rialzo dei tassi. Mentre anche le emissioni governative più recenti – almeno quelle dei Paesi sviluppati – continuano a offrire rendimenti negativi, almeno sulle scadenze di breve o medio termine.
Secondo quanto emerso dall’ultimo panel dell’Aiaf (Associazione nazionale analisti finanziari), le possibilità di guadagnare investendo in bond sono ormai ridotte al lumicino, soprattutto sul versante delle obbligazioni americane, sia governative che corporate, per le quali la view rispetto al trimestre precedente è passata da leggermente negativa a negativa per i primi e da leggermente positiva a neutrale per i secondi. Migliora invece, anche a fronte della prosecuzione delle misure di quantitative easing da parte della Bce, il sentiment sui governativi dell’area euro, il cui giudizio è passato da negativo a neutrale.
Cosa accade in America
La sensazione è che le prossime settimane saranno all’insegna di un ritorno della volatilità sui mercato, anche in attesa di capire chi vincerà le presidenziali Usa. Secondo il team Research & Investment Strategy di Axa Investment Managers, qualora dovesse vincere Donald Trump, e quest’ultimo concretizzasse tutte le sue proposte, lo scenario nel 2018-2019 sarebbe negativo. “Cambierebbe infatti la politica economica negli Stati Uniti, con una Federal Reserve maggiormente basata sulle regole e una politica commerciale più protezionista.
Questo approccio potrebbe provocare ritorsioni in alcune regioni del mondo, soprattutto in Cina, facendo deragliare la ripresa globale”.
Investimenti alternativi
Di fronte a questo clima di incertezza cresce la voglia di puntare su soluzioni alternative. Chen Zhao, co-director of global macro research di Brandywine Global (Legg Mason Group), invita a non lasciarsi allarmare dalla possibilità di una fiammata inflazionistica, considerate che “la deflazione è ancora presente in Giappone e il deflatore del Pil della Cina rimane intorno allo zero”.
In ogni caso occorre restare vigili: un’improvvisa fiammata dei prezzi al consumo o a variabili geopolitiche, spiega potrebbero favorire un ritorno delle materie prime o del real estate, che negli ultimi tempi non hanno entusiasmato dopo un avvio di 2016 positivo.
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