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Dopo il boom del 2021 (+20,1%) anche il 2022 chiuderà con investimenti in forte crescita (+12,1%) grazie alla spinta del Superbonus. Nel 2023, però, i cantieri italiani dovranno fare i conti con una brusca frenata.
Inflazione, aumento dei tassi di interesse, il perdurare del conflitto russo-ucraino, sono elementi che stanno offuscando le aspettative di crescita economica. Tali tensioni non risparmiano le costruzioni. Secondo le stime del Centro Studi dell'Ance, che ha presentato l'Osservatorio congiunturale sulle costruzioni 2022, l'anno prossimo il settore chiuderà con un calo del 5,7%.
Un risultato, che, pur confermando livelli di investimento particolarmente elevati, risentirà del mancato apporto espansivo della manutenzione straordinaria, a seguito del venir meno degli investimenti legati al Superbonus su edifici unifamiliari, che comporterà una flessione del -24%. Questo segmento di mercato ha rappresentato, nel 2021 e nel 2022, il 40% degli investimenti realizzati con l’agevolazione fiscale.
La previsione considera, viceversa, un’importante crescita negli investimenti in opere pubbliche (+25%), legati all’avvio della fase produttiva degli interventi previsti dal PNRR.
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