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Il benchmark – almeno a livello italiano - è oggi lo Juventus stadium, ma sta facendo passi avanti anche il progetto del nuovo impianto dove giocherà la Roma e che ha tutte le carte in regola per rivivificare un'intero quartiere della Capitale.
Grazie a servizi, infrastrutture e un possibile accordo con una grande catena alberghiera americana (la Starwood) che vorrebbe aggiungere al complesso sportivo anche un albergo.
Un nicchia – quella degli impianti sportivi che per sintesi chiamiamo stadi - certamente non in grado di risollevare da sola il mercato immobiliare italiano, ma che come prodotto real estate innovativo racchiude in sé grosse potenzialità.
La sfida è superare le difficoltà economiche in cui versano le squadre di serie A, attrarre investimenti e puntare su nuove iniziative per costruire impianti di proprietà.
Ad ingarbugliare la matassa, come noto, è arrivata la proposta di un decreto legge sulla sicurezza negli stadi su cui il Governo sta discutendo negli ultimi giorni.
Il primo sì al decreto - che prevede, in uno degli emendamenti al testo, una nuova gabella per la serie maggiore, in pratica un contributo dei club calcistici ai costi degli straordinari per la sicurezza – è arrivato lo scorso 3 ottobre.
Il Governo Renzi ha posto la fiducia alla Camera e il provvedimento ha ottenuto il via libera con 323 sì, 168 no e 9 astenuti.
L'approvazione definitiva arriverà invece questa settimana: il provvedimento dovrà essere a sua volta convertito in legge, entro il 21 ottobre.
Fabio Bandirali, presidente Aici (Associazione italiana consulenti, gestori e valutatori immobiliari), nel corso di un ampia intervista con Monitorimmobiliare, parla del prodotto stadio da un punto di vista real estate (quindi investimenti, redditività, sviluppi).
Il numero uno di Aici sottolinea poi l'esiguità della nuova tassa sul tavolo del Consiglio dei ministri, che andrebbe comunque ad impattare sui progetti di nuovi impianti: il testo del decreto fa riferimento infatti di una percentuale che va dall'1 al 3% sugli incassi da biglietti o abbonamenti delle squadre di A, pari ad un extra-gettito stimato tra i 6-7 milioni l'anno, che servirebbero nelle casse dello Stato e servirebbero a coprire gli straordinari in busta paga delle forze dell'ordine impegnate - tutte le domeniche o negli incontri infrasettimanali - nella gestione della sicurezza.
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