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2 Dicembre 2015

Calano le costruzioni autorizzate, aumenta l'abusivismo

di S.L.

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Un tema ineludibile, riguardo alla tutela del paesaggio, è quello della legalità, e in particolare del rispetto delle norme urbanistiche.

Le stime più recenti dell’abusivismo edilizio confermano le preoccupazioni espresse nella scorsa edizione del Rapporto Bes dell’Istat circa le tendenze di questo fenomeno, che in Italia continua ad avere una diffusione senza paragoni fra le maggiori economie avanzate. Nel 2014, in un contesto fortemente recessivo per il comparto dell’edilizia residenziale, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all’anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate.

L’aumento si deve, più che a una recrudescenza del fenomeno, al diverso impatto della crisi economica sulla componente legale e su quella illegale della produzione edilizia: a partire dal 2008 entrambe sono state costantemente in calo, ma il flusso annuo della produzione legale si è ridotto di oltre il 60%, mentre quello della produzione illegale di meno del 30%. Una dinamica di questo tipo qualifica il fenomeno come forma pura e semplice di evasione fiscale, sgombrando il campo da qualsiasi alibi sociologico (il cosiddetto “abusivismo di necessità”).

La crisi, insomma, incentivando il sommerso, sostiene una domanda illegale altrimenti avviata al declino, che rappresenta non soltanto una minaccia per l’ambiente e il paesaggio, ma un importante fattore di degrado civile. La tendenza a perpetuare un vero e proprio abuso del territorio, anche in aree particolarmente sensibili e perciò soggette a specifica tutela, è confermata anche dai dati del Censimento degli edifici 2011. L’indice di urbanizzazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico rileva, nelle aree costiere, montane e vulcaniche individuatedalla legge Galasso del 1985, una densità media di 29,8 edifici per km quadrato contro i 28,6 del 2001. Ciò in conseguenza dell’edificazione, nel decennio, di circa 34.500 nuovi fabbricati a uso abitativo (+4,7%): un incremento solo lievemente inferiore a quello registrato nel decennio precedente (+6%) e, in ogni caso, tutt’altro che marginale, stante la crisi del settore edilizio nel periodo considerato.

Il quadro prevalentemente negativo descritto dai diversi indicatori basati su misure oggettive trova puntuale riscontro nella percezione dei cittadini. L’insoddisfazione per il paesaggio del luogo di vita cresce di quasi 2 punti percentuali dal 2012 al 2014 (dal 18,3 al 20,1%). Il livello dell’indicatore e la sua tendenza sono segnali preoccupanti di un diffuso deterioramento dei paesaggi urbani, che 1 italiano su 5 percepisce come fonte di malessere. La massima concentrazione di persone che esprimono questo disagio si rileva tra i giovani (nella classe d’età 20-24 la quota è pari al 22,8%), mentre i meno insoddisfatti sono gli anziani (15,6% tra le persone di 75 anni e più). La preoccupazione per il deterioramento del paesaggio (il secondo indicatore soggettivo considerato) è indicata fra i cinque principali “problemi ambientali”, nel 2014, dal 17,1% della popolazione di 14 anni e più. In questo caso la quota più elevata di persone che segnalano la preoccupazione (circa il 20%) è nella fascia d’età da 60 a 74 anni, mentre la più bassa (circa 16%) nella fascia 25-44.

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