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9 Marzo 2016

Nell'ex seminario di Corso Venezia residenza esclusiva a 5 stelle

di red

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Nuova vita al Seminario arcivescovile di corso Venezia a Milano, dopo tanto tempo. Paiono arrivate alla stretta finale le trattative per far rinascere l’enorme proprietà religiosa col suo maestoso edificio e gli alberi secolari, inagibile dal 2002. Si erano fatti avanti in quattro, dall’Italia e dall’estero, e Rocco Forte, magnate inglese degli alberghi di lusso, aveva scalzato gli altri. Ma le trattative, ad uno stadio avanzato, si sono prima arenate e poi definitivamente chiuse. Per mancato accordo sul prezzo, a quanto pare. Qualche mese fa si è rifatta avanti la famiglia Ferragamo, che adesso, si legge sul Corriere della Sera, porterà in Comune la sua idea: una residenza esclusiva con servizi a cinque stelle.

“È una fase delicatissima delle trattative, sotto diversi aspetti, e non è scontato arrivare all’accordo - precisa una fonte vicina all’operazione sottolineando come - la proprietà, dopo tanti anni di disarmo, è da ristrutturare totalmente e richiede investimenti importanti, per molti milioni”. Si parla di affitto lungo, almeno trentennale (non di cessione), e non ci sarebbe bisogno di cambiare la destinazione d’uso. Il Seminario, che non ha risorse per affrontare un restauro e nel finanziare le attività di formazione dei preti, oggi, si appoggia sugli aiuti della Curia, metterebbe l’immobile a reddito. Mentre l’arcidiocesi sarebbe libera di destinare più fondi alle emergenze sociali. “In corso Venezia resterebbe al Seminario una piccola porzione degli spazi”, aggiunge un’altra fonte.

Tutto torna, anche se nulla di ufficiale trapela. Non dalla Lungarno Collection, che opera nel business dell’ospitalità e fa capo alla famiglia Ferragamo: “Non ci sono mai state trattative, né ora né in passato”, è la versione per la stampa. Massimo riserbo anche dall’arcidiocesi, che ha delegato le negoziazioni al rettore maggiore Michele Di Tolve e si trincera dietro a un: “No comment”. Com’è naturale, a fronte di un esito incerto, si preferisce gettare acqua sul fuoco. Ma il potenziale affare c’è. E lo stesso magnate Rocco Forte, dalla sua sede di Londra, si duole che per lui non sia andato in porto: “Milano è un obiettivo prioritario nei nostri piani di espansione. Chiuso il capitolo Seminario arcivescovile, continuiamo la ricerca di uno spazio adatto per il nostro primo hotel in città”. E si lascia andare ai dettagli, facendo capire che il tema è caldo: “Puntiamo su un luogo storico, in bella posizione, che sia possibile riorganizzare con una certa convenienza economica”. Non era il caso di corso Venezia, evidentemente: senza dirlo esplicitamente, fa capire che i costi erano troppo onerosi. Lì si concentrano allora altri, adesso. Sono passati 14 anni da quando le celle ospitarono per l’ultima volta centinaia di preti in ritiro, così com’era stato per tre secoli.

Negli anni 30 il cardinale Alfredo Schuster trasferì le attività seminariali vicino a Varese, eppure l’istituzione voluta da San Carlo Borromeo rimase centro vitale e pulsante, spesso aperto anche ai cittadini. Nel 2002 il cortile fece per l’ultima volta da palco ad un concerto e a spettacoli teatrali. Poi vennero i tempi grami, i risparmi. L’immobile scivolò nel degrado. Ora l’ingresso barocco dell’architetto Francesco Richini potrebbe schiudersi ancora sul suo patrimonio, valorizzato con formula nuova. E tra qualche anno, a lavori finiti, anche i milanesi potrebbero tornare ad affacciarsi su quello spettacolo da meraviglia.

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