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Nel contesto attuale i “venti del cambiamento”, che modificano continuamente la rotta, provengono da tre principali direzioni.
Dalla situazione geopolitica, in particolare dal conflitto commerciale avviato dagli USA, provengono tuttora prevalentemente venti contrari. La posta in gioco va ben oltre il surplus della bilancia delle partite correnti. Si tratta della posizione dominante da un punto di vista politico e tecnologico in un mondo complesso e multipolare. Basti pensare ai piani cinesi sulla Nuova Via della Seta e sul raggiungimento di posizioni di leadership nell’attività manifatturiera in dieci settori tecnologici strategici entro il 2025, in particolare nella robotica.
In tale contesto, le preoccupazioni sulle tendenze cicliche possono sembrare limitate al breve periodo, pur essendo strettamente legate alla “disruption creatrice”, mentre l’aumento dell’indebitamento a livello globale sta gravando sulle prospettive di lungo periodo.
Occorre inoltre tener conto di politica monetaria e trend reflazionistici. Da un lato, l’inasprimento dei tassi annuncia la conclusione della financial repression, dall’altro manda anche un chiaro segnale circa la necessità di ridurre l’indebitamento, poiché rende più oneroso il rifinanziamento. Un trend al rialzo nei tassi di interesse infatti compromette rapidamente la capacità di rifinanziamento. Non da ultimo, l’inflazione dei prezzi degli asset rappresenta un ulteriore ostacolo all’aumento dei tassi delle Banche Centrali. Un aspetto importante ma spesso ignorato nell’attuale dibattito sulla politica monetaria della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea.
Dovremo quindi aspettare ancora perché sui mercati finanziari torni la calma. Il lato positivo è che la lunga fase di spensieratezza ha lasciato il posto a un nuovo realismo che, escludendo potenziali sorprese positive, si caratterizza per una forte tendenza al pessimismo.
Focus sui mercati
Le ultime settimane hanno confermato lo scenario di un’economia che sta attraversando una fase di rallentamento. Al contempo, il sostegno della politica monetaria alle asset class più rischiose ha perso vigore.
La fine della fase di “spensieratezza” ha segnato la diffusione di un nuovo “realismo” che non solo impedisce la formazione di bolle, ma che rende anche le valutazioni complessivamente più verosimili; tuttavia, non tutti i segmenti del mercato azionario presentano già valutazioni eque o interessanti.
Alla luce del livello generale delle valutazioni e dello scenario economico, in futuro il Beta, ovvero il rendimento medio del mercato, che rappresenta una delle componenti del rendimento complessivo, dovrebbe ridursi; in previsione di una maggiore volatilità, l‘attenzione dovrebbe spostarsi sempre più sull’Alpha, l’extra-rendimento derivante dall’abilità del gestore. Per generare Alpha occorrerà puntare sulla selezione di titoli o sull’asset allocation, al fine di reagire velocemente ai repentini cambiamenti nella direzione del vento.
In generale, sembra opportuno adottare un approccio più prudente nelle decisioni di investimento.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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