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18 Dicembre 2017

Pictet AM: deludono le performance dell'azionariato europeo

di Andrea Delitala, Marco Piersimoni - Pictet Asset Management

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I mercati chiudono il mese di novembre con buone performance soprattutto negli USA, dove l’approvazione della riforma fiscale al Senato ha creato importanti rotazioni settoriali con vendite sul settore tech e acquisti su Small Cap, Banche e società Value.

Deludono invece le performance sugli azionari europei: la sottoperformance dell’indice Eurostoxx rispetto a S&P500 è pari a 6 punti percentuali (-3,5% vs +2,5%). Le motivazioni non sono chiare, tanto più che non ci sono stati movimenti significativi sul cambio €/$ stabile all’interno dell’intervallo 1,15-1,20. Siamo quindi orientati ad attribuire una valenza tattica a questo movimento e riteniamo che possa essere riassorbito gradualmente.

Sul lato macro non vi sono novità significative rispetto al mese scorso: la crescita continua ad essere buona soprattutto in USA ed Europa (Pil tedesco vicino al 3%, indici PMI in sopra quota 60 sui massimi da oltre 5 anni). Sul fronte reddito fisso il movimento più significativo è rappresentato dal continuo appiattimento delle curve obbligazionarie negli USA: la parte a breve della curva (rendimento 2y USA 1.8%, +50bp da settembre) sta scontando un numero di rialzi crescente nel 2018 (2 oltre a quello di dicembre) mentre la parte a lunga resta ancorata (rendimento 10y USA 2,3%, +25bp da settembre). Attenzione, nel prossimo meeting della Fed, alla comunicazione sul «mistero» (come definito da Janet Yellen) dell’inflazione.

Il quadro di riferimento per gli investimenti azionari è sulla carta ancora favorevole anche se la prudenza è raccomandabile date le valutazioni azionarie raggiunte (soprattutto sull’indice S&P500): da un lato crescita globale sincronizzata, inflazione in timida ripresa e profitti societari inducono all’ottimismo, dall’altro lato bisogna fare attenzione al drenaggio di liquidità da parte delle banche centrali. L’ospite indesiderato potrebbe essere l’inflazione che costringe le Banche Centrali ad un atteggiamento più aggressivo nel processo di normalizzazione. Secondo i dati dei nostri economisti ci sono diversi indicatori leading sull’inflazione (in anticipo) che segnalano questo evento.

L’effetto dell’approvazione della riforma fiscale al Senato USA non è stato ancora pienamente prezzato, complice il fatto che manca ancora la riconciliazione con la legge approvata alla Camera USA a novembre. Probabile che il processo si concluda entro il primo trimestre del 2018. L’impatto sugli utili aziendali sarà positivo per circa 5%-8%.

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