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Gli investitori sono preoccupati dell'eventualità che la crisi valutaria turca possa destabilizzare i mercati emergenti e l’economia globale. Si tratta tuttavia di una circostanza improbabile.
Così Alain-Nsiona Defise, Head of Emerging Corporates e Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management nell’approfondimento “Turchia: un campanello d’allarme nell’universo dei mercati emergenti?” sottolineando che nonostante le sue strette relazioni con l'Unione europea, una popolazione di 80 milioni di persone e il suo ritmo sostenuto di crescita decennale, la Turchia rimane comunque un attore minore nell'economia globale. Il Paese costituisce appena l'1% del PIL mondiale e soltanto il 2,8% delle esportazioni dell'Eurozona.
Un pericolo maggiore, sottolinea Pictet AM, è rappresentato da un'eventuale ondata di default del debito turco. Negli ultimi 10 anni, la Turchia si è indebitata fortemente per finanziare la propria crescita, soprattutto in valuta estera. Il debito pubblico e privato è lievitato da un valore inferiore all'80% del PIL nel 2008 a uno attuale superiore al 100%. E il rafforzamento del dollaro USA e l'aumento dei tassi di interesse statunitensi rendono la restituzione di questi debiti ancora più costosa. Si tratta di un vero grattacapo per le banche europee.
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