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4 Giugno 2012

Morganti (RE Intermedia): ''primi price adjustment in vista, il mercato può sbloccarsi''

di Cristina Giua

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Immobili ecclesiastici ed immobili laici: due mercati paralleli con le stesse difficoltà.

Monitorimmobiliare.it ne parla con Davide Morganti, Ceo di RE Intermedia, agency del gruppo RE che si occupa di intermediazione a tutto campo (residenziale, uffici, high street, Gdo, Industrial e Hotel).


D: Una delle caratteristiche che vi distingue è seguire anche operazioni su immobili ecclesiastici: quali sono le principali differenze con gli altri immobili?
Morganti: Le differenze non sono tante: c'è senz'altro una maggiore riservatezza nelle trattative e le tempistiche per chiudere un'operazione sono più lunghe, anche perché si seguono principi di etica nella compravendita, a partire dal tipo di acquirente che andrà ad occupare un determinato immobile.

Dopo questa trafila, però, questi sono deal dove per esperienza sorgono meno problemi.


D: Chi sono i vostri interlocutori in questo segmento?
Morganti: Si tratta quasi sempre di ordini religiosi con personalità giuridica che decidono di vendere degli edifici, spesso terra-cielo, ben tenuti e situati nelle principali città italiane da Roma, a Milano, Torino e così via.

Spesso si tratta di immobili di tipo ricettivo, con destinazione d'uso B1.

Per il resto abbiamo un mandato come qualsiasi altro tipo di altra vendita e un mercato che soffre delle stesse difficoltà degli immobili laici.


D: Quali i nodi da sciogliere più urgenti sul mercato italiano?
Morganti: Dal punto dei vista dell'offerta, oggi i grossi fondi e i developer hanno in pancia asset che non hanno subito un price adjustment: i valori stanno iniziando a scendere e si iniziano a vedere buone possibilità per nuove operazioni e per attirare nuovi investitori.

Sempre per far capire quanto sia centrale la questione del repricing noi non accettiamo acquisizioni di mandato di vendita sulla cantieristica su immobili in sofferenza e a prezzi di listino che noi pensiamo siano troppo alti.

Mai come ora i listini devono seguire i mercati.


D: Sul fronte della domanda invece la situazione qual è?
Morganti: La parola chiave resta sempre la stessa: credit crunch.

Dalle banche non vedo segnali di un cambio di marcia e con spread così alti è difficile che si riesca a far quadrare i conti e ad avere dei ritorni di investimento sostenibili per degli uffici che per esempio su una piazza come Milano hanno yield del 6 per cento.


D: Quando allora si inizierà sentire la svolta?
Morganti: Difficile dirlo, ma non credo prima del 2014, tenendo conto che in un settore come il nostro i segnali di ripresa si sentiranno con effetto posticipato, basti pensare che ci vogliono minimo 6-8 mesi per mettere a punto e chiudere un'operazione.

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